DISCOVERING THE WORLD: CUBA

Sarà l’anno nuovo, sarà la giornata uggiosa, sarà la noia, sarà che è venerdì, ma oggi è uno di quei giorni in cui l’unica soluzione è scrivere.
Il 2018 è iniziato da 5 giorni e nonostante non fossi entusiasta di passarlo in questa città, il capodanno a Milano non è andato poi così male. Poi però, per evitare la depressione del primo Gennaio, ho inaugurato il nuovo anno con l’acquisto di un biglietto aereo e due giorni dopo con un altro ancora, per cui devo dire che da marzo in poi si prospettano dei mesi interessanti. E probabilmente è proprio perchè devo aspettare ancora un bel pò che per ora rimango aggrappata ai ricordi del mio, anzi nostro, primo viaggio intercontinentale.

Incredibile come sia già passato un mese dalla nostra partenza, dai preparativi, dall’ansia e dalla curiosità che ci assalivano e dal timore che il tempo dello scalo non ci sarebbe mai passato e figuriamoci le 12 ore di volo . Trenta giorni dopo, ripenso a tutto con un sorriso enorme che cresce sulle labbra e col cuore che batte ancora.
Di solito quando parto per un qualsiasi posto sono carica di aspettative che mi creo guardando le foto in giro, parlando con le persone che sono già state lì prima di te, immaginandomi di camminare tra le strade di città completamente estranee da me e ovviamente è stato così anche stavolta. Mentre ero in aereo continuavo a pensare a quanto sarebbe stato bello, a quante cose avrei visto, alle spiagge da sogno che vengono propinate su qualsiasi sito internet ma non appena abbiamo messo piede in terra cubana non sapevo proprio cosa aspettarmi.
Sembra di esser stati teletrasportati negli anni 50 e lo realizzo da subito, appena usciti dall’aeroporto saliamo sul nostro taxi, macchina del 58 confermato dall’autista. “Bene” penso, “non arriveremo mai”. Con molta fatica e 20 minuti dopo invece, ci troviamo al portone di una delle tipiche case particular che affittano per turisti. Una classica abitazione per loro, un posto totalmente impensabile ma da sogno per noi. Decidiamo di accogliere l’invito di Julio e fare un giro per mostrarci la città e il nostro quartiere sembra essere il bronx dell’Havana. In sostanza se mi fossi trovata in un posto così in una qualsiasi città italiana sarei fuggita a gambe levate e la prima sensazione anche lì non è stata proprio delle migliori ma è bastato sostare all’area Wifi per 10 minuti per capire che a Cuba si può star tranquilli e che anche se le facce che incroci sembrano non essere il top del top in realtà per loro sei invisibile.
Dal giorno dopo, con la luce del sole, è stata tutta un’altra cosa. Basta camminare per un’ora all’Havana e ti abitui al clima della città, ai suoni e agli odori, alla musica in giro per strada e nei locali, alle macchine colorate anni 50 che “sfrecciano” per strada affiancate da cocotaxi, bicitaxi e calessi. E via, dopo 24 ore ti senti uno di loro, forse solo un pò più chiaro.

Inutile star qui a descrivere ogni angolo di città, gli aneddoti che ci hanno accompagnato in 8 giorni,  le esperienze surreali che ci sono capitate o il diluvio di cui siamo stati vittime perchè tanto le parole non sarebbero sufficienti per descrivere quello che realmente abbiamo vissuto.

Cuba mi ha regalato delle emozioni bellissime, dei sapori nuovi, delle immagini che avrei potuto solo sognare prima d’ora. Abbiamo incontrato delle persone adorabili, dei proprietari di case che ci hanno trattati come figli, abbiamo camminato nelle strade della revolucion per km e km, fatto il bagno nel mar dei Caraibi, bevuto mojiti e pine colade a fiumi, scoperto frutti esotici che ciaone a tutti, visto colori che accendono anche ogni angolo più scuro del tuo animo, ci siamo sentiti come loro.

 

 

Prossima destinazione?

WELCOME (or not?) SEPTEMBER

L’inizio delle scuole, le vetrine che si riempiono di maglioni spolverini e stivali, il costume nel cassetto, i parcheggi davanti casa di nuovo pieni, un sabato accompagnato dal diluvio e 16 gradi e una pesantissima dose di depressione addosso.
Ah si, ciao Settembre.
Alzi la mano chi come me sente di non essere mai partito per le ferie.
Alzi la mano chi come me non si è ancora abituato al rientro, al lavoro, alla routine, alla stessa solita vita senza mare tutti i giorni.
Alzi la mano chi come me sta già progettando altri viaggi.
Non ce n’è, nonostante siano parecchi anni ormai che subisco questo trauma non riesco mai a riabituarmi immediatamente al rientro dalle vacanze.
La mia mente continua a vagare tra le spiagge, il mare e il cibo della Sicilia e i miei pensieri sono sempre rivolti a quelle giornate spensierate vissute nel relax più totale.
Peccato che sooner or later bisogna tornare alla realtà, per cui ora siamo qui.
Milano mi ha accolta tendenzialmente bene nonostante un attacco dai piccioni e un sabato che sembrava Dicembre che non mi lasciava altre soluzioni se non un bel giro da Zara con shopping annesso per riprendermi dalla disperazione del rientro.

Nell’attesa del prossimo weekend fuori porta che mi aspetta -finalmente il mio desideratissimo regalo di compleanno- continuo a pensare che in fondo Settembre è il mese in cui tutti hanno il cervello che frulla.
O almeno, il mio frulla un sacco.
Ogni volta che rientro dalle vacanze spero sempre in un cambiamento, una svolta, e continuo a pensare come fare per ottenerlo e confidare in un anno migliore perchè alla fine si sa, l’anno inizia a Settembre..non solo quello scolastico o universitario, l’anno mentale inizia il nono mese su dodici.

E allora non posso fare altro che rimboccarmi le maniche e darmi da fare mentre aspetto una manna dal cielo e mentre riguardo con un sorriso e una lacrima le foto del mese passato.

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