HELLO, SUMMER

E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo post e di cose ne sono successe ma le ho tenute tutte per me. Non ho più scritto, non ho condiviso le mie giornate e tutto quello che vivevo scrivendolo qui un pò per volontà un pò perchè ero talmente sopraffatta dallo scorrere dei giorni così velocemente che non mi sono accorta che il mio ultimo post è del 30 maggio e ora siamo al 3 agosto.

Si sono succedute una serie di cose, di aperitivi, di acquisti, di scottature e facce spellate, di risate, di acqua ossigenata negli occhi e relativi pronti soccorsi e febbre a 39, di conferme, di organizzazioni.

L’estate in città si vive sempre nello stesso modo, alla ricerca di posti freschi, di scappate nel weekend per fare qualcosa pur di non stare in una Milano afosa, del mare più vicino per iniziare a mettere le basi di una buona abbronzatura e contando i giorni alla partenza delle tanto ambite ferie.
Cosa posso dirvi di più? La mia mente viaggia molto più di me ultimamente ma la fortuna vuole che giovedì è anche il mio turno di andare in ferie -finalmente aggiungerei- e so che lo dico ogni anno ma mai come questa volta ho bisogno di spiaggiarmi e non avere una preoccupazione che sia una.

Saluto l’estate con una foto che mi rappresenta al meglio, scattata col mio nuovo telefono al Jova Beach Party martedi scorso (un evento che consiglio a tutti, anche ai non amanti del ragazzo fortunato) che mi piace molto non perchè sia venuta particolarmente bene, ma perchè guardandola riesco a percepire quanto stessi bene.
E se ve lo state chiedendo si, sono in mutande.

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HAPPY NEW YEAR!

Un cielo limpido, il freddo nelle ossa, l’abbronzatura che se ne va e un sonno devastante è quello che ho portato con me nel nuovo anno. E’ iniziato il 2019, l’anno che tanto temevo e che a prescindere dai miei futuri trenta non mi piace già come suona.

Non ho stilato dei buoni propositi e non ho espresso nessun desiderio perchè ogni volta che l’ho fatto sono rimasta con un pugno di mosche, per cui ho deciso di aspettarmi tutto quello che viene senza star li a dannarmi per volere terribilmente qualcosa che poi non accadrà mai e forse forse, questa volta, qualcosa di buono nell’aria c’è.

Dicembre è passato così velocemente tra un viaggio e l’altro che non ho avuto nemmeno il tempo di realizzare che eravamo agli sgoccioli del 2018 e non mi sono fermata un secondo per pensare a quello che di buono mi aveva portato e a quello che era successo nel corso dei suoi mesi ma alla fine, mentre ero sul divano a creare il mio collage delle mie best 9 per instagram, ho avuto un attimo di lucidità e il pensiero è venuto fuori da solo.

Le foto si sono quasi scelte da sole, mixandosi tra di loro e rievocando solo bei ricordi.
Il mare, tu, i nostri viaggi, stitch, le mie amiche, l’estate.
Alle volte basta poco per essere felici, no?

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AUGUST

E’ tanto che non mi faccio viva, è tanto che non scrivo qualcosa e ancor di più è tanto che aspetto l’ispirazione per farlo.

La mia estate è stata interminabile fino a prima della partenza, poi in uno schiocco di dita è arrivato il 7 agosto, una sveglia all’alba e il mio aereo tanto agoniato.
Ho vissuto 15 giorni meravigliosi nella mia isola preferita, circondata da amore, azzurro, mare, sole e cibo. Ho vissuto con l’ansia di chi ha i giorni contati e ogni giorno mi svegliavo cosciente che era l’ennesimo giorno che portava alla fine delle vacanze e difatti è proprio quello che è successo. E’ finito tutto troppo velocemente e sono stata immediatamente catapultata nella realtà: Milano, lavoro, pioggia, spiacevoli eventi da affrontare, voglia di cambiamento e rivoluzione, voglia di partire e non tornare.

La città è ancora mezza vuota, molte saracinesche dei negozi ancora abbassate e i pochi rientrati camminano a testa bassa ripensando alle loro vacanze. Mi guardo intorno e questo non fa altro che istigarmi a rimuginare, a pensare, a mettere in moto il cervello.
Non so bene a cosa porterà tutto questo mio continuo susseguirsi di idee, ma sono sempre più convinta che fine Agosto è il mio Capodanno, il momento in cui mi faccio tante promesse e spero sempre che non rimarranno solo immaginazioni.

WAITING FOR HOLIDAYS

I giorni che mi separano alle ferie passano tra shooting impegnativi, caldo infernale, weekend al mare, amiche in città, teen dramas, ventilatori puntati addosso, decisioni importanti, momenti di insofferenza verso la società, aperitivi programmati, facce ustionate, compleanni imminenti senza regali in mano, arrivederci significativi, organizzazioni future, carboidrati, e chi più ne ha più ne metta.

So che sono latitante da un pò ma spero che la mia premessa vi abbia fatto capire la mia situazione. I saldi continuano a palesarsi nei negozi e io mi lascio sempre fregare da qualche occasione -mannaggiammè- ma il momento clou è arrivato dato che da Tezenis hanno finalmente messo il 50 sui costumi e io non vedo l’ora di poterlo svaligiare sabato per prepararmi al 100% alle mie tanto agoniate ferie. Il 7 agosto sembra un miraggio ma ce la posso fare, devo resistere solo un’altra settimana mentre mi accompagno le mie giornate con una delle mie canzoni dell’estate, grazie Tommy Paradise, se non ci fossi tu!

Vi lascio con due foto che racchiudono le ultime settimane -non ho la libreria aggiornata, sappiatelo- e in cui sfoggio vittoriosa uno dei miei acquisti con i saldi mentre me la passeggio con la mia BFF in giro per una Milano piovosa.

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Skirt: Stradivarius

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“Quando provi a farti fare delle acconciature per non patire l’afa della città”olio su tela

DISCOVERING THE WORLD: MALTA

Guardo con una certa nostalgia e invidia i post dell’anno scorso in cui pubblicavo foto in shorts e sandali. Ero in procinto di andare a trovare mio cugino a Lisbona e ricordo come se fosse l’altro ieri tutte le disavventure che ci hanno accompagnato in quel viaggio (strano eh?) a partire dalle corse fatte per non perdere l’aereo per finire con le corse fatte per non perdere l’aereo.

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E poi niente, stesso giorno un anno dopo siamo in giro con jeans, felpe, giacche e ombrelli sempre in borsa. La iella poi non ti abbandona mai perchè il problema non è Milano (strano ma vero) , il problema è di tutta l’Italia, le isole e chi più ne ha più ne metta. Nemmeno avvicinarmi all’Africa il weekend scorso mi ha permesso di respirare un pò d’aria estiva e il costume di cui vi avevo parlato è rimasto serrato in valigia, rendiamoci conto.

A differenza di molti altri posti Malta non mi ha MAI convinta, e onestamente non so se mi farà cambiare idea -anche perchè non so se mai ci tornerò- e soprattutto se riuscirò ad andarci senza trovare un vento infinito che ti entra nelle ossa senza mollarti nemmeno per un attimo.
Anche questo weekend, esattamente come due anni fa, è stato segnato da un tempo ad minchiam, con nuvole perpetue, raffiche di vento a 50 km/h, pioggia a caso alternata a caldo inspiegabile -che mi serva da lezione per non lamentarmi più della Sicilia-.

L’unica nota positiva dei giorni appena trascorsi è stata rivivere quasi l’atmosfera natalizia, la gioia di stare tutti insieme e non sentirsi nemmeno all’estero e la sensazione di libertà che solo la vicinanza al mare può darti.

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2017 – GAME OVER

Si si, sembrava ieri che Dicembre ha fatto capolino e invece siamo al 29, a due giorni da Capodanno, a ormai già 5 giorni dal mio amato Natale che è passato tipo volando e a tanti, troppi giorni dal viaggio che mi sono concessa quest’anno ma che vi svelerò con l’arrivo del 2018 perchè si, me lo sto studiando davvero bene questo post.

Se volessi riassumere in maniera schematica quest’ultimo mese potrei proporre questo:

 – Dicembre
– valigia
– aereo
– viaggione
– mare
– aereo
– disfa la valigia
– cena aziendale
– cene di natale like no tomorrow
 – valigia
– treno
– cibo like no tomorrow
– malaria
– treno
– disfa la valigia

Il Natale è finito e con sè spero si porti anche questi malanni post-vacanze che mi sto tirando appresso dal 26 iniziando tutto con un febbrone che, ovviamente, ha avuto culmine in una gigantesca influenza intestinale di cui mi sto portando dietro gli strascichi e io mi permetterei di dire anche basta dato che insomma, s’è fatta na certa.
Le mie feste sono sempre rapide, fin troppo a dirla tutta. Non ho nemmeno il tempo materiale di capire cosa, dove, come e quando che tra una lasagna, una fetta di panettone, un pò di torrone e quelle 5-6 teglie di avanzi devi già ricomporre la valigia tentando di incastrare tutti i regali e il cibo che ovviamente devi portarti e salire su un treno che, poco ma sicuro, parte in ritardo.
Ho ricevuto tante cose belle, alcune inaspettate, e ho visto espressioni di gioia pura sui volti di chi amo e non c’è cosa più bella di vedere la felicità sulle facce delle persone che significano tutto per te ❤

Ora però è il momento di voltare pagina, di prepararci a un nuovo anno, di aggiungere un tassello in più alla nostra vita e di affrontarlo con il miglior sorriso che possiamo. E’ giunto il momento di sbattere in faccia a tutta la merda nel mondo e a tutti quelli che odiamo quanto, nonostante tutto ci remi contro, possiamo essere forti e speciali.

Detto ciò, un grande ciaone a tutti e mi raccomando, magnate che ve fa bene!
Mi congedo lasciandovi le foto fatte sotto casa mia a Roma in cui mostro contentissima la mia nuova felpa preferita comprata mentre accompagnavo mia nipote a far shopping.

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Sweatshirt: Pull&Bear
Bag: Stradivarius
Trousers: Tezenis

WELCOME (or not?) SEPTEMBER

L’inizio delle scuole, le vetrine che si riempiono di maglioni spolverini e stivali, il costume nel cassetto, i parcheggi davanti casa di nuovo pieni, un sabato accompagnato dal diluvio e 16 gradi e una pesantissima dose di depressione addosso.
Ah si, ciao Settembre.
Alzi la mano chi come me sente di non essere mai partito per le ferie.
Alzi la mano chi come me non si è ancora abituato al rientro, al lavoro, alla routine, alla stessa solita vita senza mare tutti i giorni.
Alzi la mano chi come me sta già progettando altri viaggi.
Non ce n’è, nonostante siano parecchi anni ormai che subisco questo trauma non riesco mai a riabituarmi immediatamente al rientro dalle vacanze.
La mia mente continua a vagare tra le spiagge, il mare e il cibo della Sicilia e i miei pensieri sono sempre rivolti a quelle giornate spensierate vissute nel relax più totale.
Peccato che sooner or later bisogna tornare alla realtà, per cui ora siamo qui.
Milano mi ha accolta tendenzialmente bene nonostante un attacco dai piccioni e un sabato che sembrava Dicembre che non mi lasciava altre soluzioni se non un bel giro da Zara con shopping annesso per riprendermi dalla disperazione del rientro.

Nell’attesa del prossimo weekend fuori porta che mi aspetta -finalmente il mio desideratissimo regalo di compleanno- continuo a pensare che in fondo Settembre è il mese in cui tutti hanno il cervello che frulla.
O almeno, il mio frulla un sacco.
Ogni volta che rientro dalle vacanze spero sempre in un cambiamento, una svolta, e continuo a pensare come fare per ottenerlo e confidare in un anno migliore perchè alla fine si sa, l’anno inizia a Settembre..non solo quello scolastico o universitario, l’anno mentale inizia il nono mese su dodici.

E allora non posso fare altro che rimboccarmi le maniche e darmi da fare mentre aspetto una manna dal cielo e mentre riguardo con un sorriso e una lacrima le foto del mese passato.

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DISCOVERING THE WORLD: PARIS

Ve l’avevo accennato, l’avevo detto e ribadito, me lo immaginavo totalmente diverso ma alla fine anche questo weekend a Parigi è passato, anzi, volato.
Di solito quando io e il mio ragazzo partiamo ci succede la qualunque e anche questa volta siamo pieni di aneddoti da poter raccontare. Ho tenuto un diario di bordo su Facebook tenendo i punti “hot” del soggiorno così da non dimenticare le sciagure che anche questa volta ci hanno accompagnato durante i 3 giorni nella capitale francese.
Abbiamo scampato gli attentati e le rivolte della manifestazione del primo maggio, ma per non farci parlare dietro il nostro viaggio è iniziato così:

  • Giorno 1:

H 13.00 – Partenza da Milano Linate, stesso controllo anti esplosivo, stesso maglione e stesso gate del volo per Amsterdam in cui la mia valigia è stata imbarcata. La storia si ripete ma no, stavolta non glielo permetto. Allora ci mettiamo in fila come gli scemi da 15 minuti prima dell’apertura del gate ma con la vittoria in tasca, la valigia è con me.
H 15.00 – Arrivo Parigi Orly, le macchinette per fare i biglietti hanno l’opzione di lingua italiana, rimaniamo basiti ma non finisce qui. Saliamo sull’autobus e in pochi minuti ci troviamo in autostrada – si, con l’autobus pubblico – e d’un tratto sentiamo “prossima fermata”. Oltre le macchinette anche lo speaker del bus? Sarà mica che stiamo iniziando a stargli simpatici a sti francesi?
H 16.30 – obiettivo cibo / Metro direzione hotel.
H 17.00 – arrivo a destinazione, chi meglio di Starbucks può salvarci la vita e la fame?
H 17.30 – arrivo in albergo:  “Mrs Ruta we have a problem, your reservation has been cancelled and we don’t have any room available” AHAH SORRY WHAT?
Risolviamo facendoci spostare nel loro altro albergo, zona Republique, con tanto di taxi pagato. Zona migliore, stanza carina, colazione inclusa. Non tutti i mali vengono per nuocere.
H 18.00 – Mettiamo piede in stanza. Tutto molto bello. Siamo pronti a girare.
H 23.30 – Torniamo in stanza dopo 15 km a piedi. Notre Dame, St. Germain, Quartiere Latino, Giardini di Lussemburgo, Place de la Concorde, Rue de Rivoli, cibo, Place de la Republique.

  • Giorno 2:

H 9.30 – pronti per affrontare la giornata e percorrere altri milioni di km.
Fuori c’è il sole, non è vero che a Parigi fa sempre freddo.
Inizia il tour: Louvre, Giardini di Touleries -intanto fanno 25 gradi e il mio maglione di lana inizia a darmi fastidio- Place de La Concorde (si, de novo), Champs Elysees, Arc de Triomphe, Tour Eiffel, Cattedrale di St. Louis.
H 15.00 – Amore, io avrei anche fame ma voglio una crepe.  E’ domenica e a Parigi è tutto chiuso, solo noi italiani siamo gli stronzi a rimanere aperti.
H 15.50 – Dopo aver girato mezza città trovo un indianino che me la fa per strada, un mostro di crepe a 7 euro, ho amato.
Ci rimettiamo in moto. Gallerie LaFayett, Opèra, Place de la Republique (si di nuovo ma era di strada!), rientriamo in albergo.
Una doccia lunga un sogno, un pò di riposo spalmati sul letto e improvvisamente la bufera e il diluvio. Bene, proprio quando dobbiamo uscire per cena.
H 20.00 – siamo pronti ad affrontare la tempesta e raggiungere quella che dicono sia la birreria più buona di Parigi. Arriviamo in una zona tremenda, il peggior ghetto ever, e ovviamente la troviamo chiusa. La sorte è sempre dalla nostra vedo.
Fortuna che il ristorante che mi avevano suggerito per cena non dista molto e dopo 10 minuti a inzupparci per bene riusciamo a trovarlo. Eccolo, “Les Fabricants”.
Entriamo, un tavolo da due stipato tra altri mille tavoli è li ad aspettarci. La coppia di fianco a noi si alza e ci arrivano i menù. Il tizio non parla un cazzo di inglese, questo doveva suggerirci che nemmeno i menù lo sarebbero stati. Ok, ora? Traduzione parola per parola tramite internet.
Si siedono due ragazzi accanto a noi e sento un accento familiare..il romano lo riconoscerei lontano un miglio. Andiamo avanti con wordreference finchè succede quello in cui avevo sperato dall’inizio. “Ragazzi, c’avete bisogno de na mano?” SI CAZZO, SI. Fabio ci consiglia i piatti migliori, li prendiamo fidandoci di lui. Mi arriva una scaloppina con le sembianze di una torta al cioccolato e mi dico, a voce nemmeno troppo bassa, “ok non la finirò mai”. Diventiamo bff dei nostri compagni di tavolo, residenti a Parigi da 10 anni, uno compaesano mio, l’altro compaesano di Frankie. Ci invitano per un amaro in un locale più avanti e li seguiamo tentando di non accollarci troppo e approfittando del loro francese spedito per ordinare al posto nostro ma finisce che ci ritroviamo all’ “Alimentari” e già da qui dovevamo capire che l’italiano era la lingua dominante e così conversare diventa facilissimo e in un attimo sembra di essere in un qualsiasi pub dei Navigli e la serata passa, la pioggia anche.
I nostri nuovi amici ci dicono di fare attenzione al giorno successivo in quanto anche in Francia è festa e non si deve fare attenzione solo in Italia ai cortei del primo maggio, anzi. E questo porta alle sciagure del giorno 3.
H 00.30 – Torniamo in stanza coi piedi ancora zuppi dalla camminata precedente, con le gambe a pezzi ma consci di aver percorso 25 km.

  • Giorno 3:

H. 9.30 – ultima abbuffata alla colazione dell’hotel, un paio di marmellatine come ricordo, chiudiamo le valigie e via, si lascia l’albergo alla scoperta dell’unico quartiere che ci manca.
Scendiamo dalla metro e mi si palesa davanti il Moulin Rouge, che in una giornata nuvolosa, grigia e fredda perde un pò del suo fascino e sembra una casetta un pò eccentrica e non il locale più famoso di Parigi con una storia lunghissima alle spalle.
E qui parte la vera agonia, già prevista dalla sera prima con l’anticipazione “le sciagure del giorno 3”. Ci incamminiamo fino a Montmartre, al Sacro Cuore e alla piazzetta degli artisti : a piedi, salendo non so quante scale, con le valigie.
Vi immaginate camminare con i trolley, il vento, salire cento gradini, in mezzo a una folla degenerante? Tipo in mezzo ai mercatini di Natale di Bolzano o tipo piazza Duomo il sabato pomeriggio.
Ma lì, dopo aver imprecato in qualsiasi lingua, come un miraggio trovo finalmente una pasticceria aperta che soddisfa il mio ultimo desiderio parigino, comprare i macarons.

Si, da questo momento in poi non c’è più niente di interessante, ma nel caso in cui vi steste chiedendo che fine hanno fatto il Darty, Pizza Hut e la Fnac..bè, fate un salto a Parigi!

EASTER – CHOCOLATE AND SUN

Il pensiero che sono già passati 7 giorni da quando quel bell’Italo mi ha portato nella mia città, è passata una settimana ma fortunatamente oggi è di nuovo un meraviglioso venerdì. Ha smesso di fare un freddo polare e siamo tornati a temperature oneste -ma non ancora il massimo-, c’è tanto sole e un nuovo weekend lungo ci aspetta.
Dai su, tutto sommato ce poteva andà peggio.

Come avete trascorso le vacanze di Pasqua? Inutile dire che io sono stata con le gambe sotto al tavolo per gran parte del tempo a ingurgitare carboidrati, salami, formaggi, cioccolata e chi più ne ha più ne metta.
Devo dire però che sono riuscita anche a trovare il tempo di passare delle giornate intense con tutti quelli con cui volevo stare per cui, kg in più a parte, direi che sono stati dei giorni produttivi.
Sono persino riuscita finalmente ad andare al mare dopo mesi e mesi che lo desideravo fortemente. I piedi sulla sabbia, il vento tra i capelli, il sole che ti solletica il viso, mi ero quasi dimenticata di quanto fosse bella quella sensazione di libertà che solo il mare sa darti.

Ci sono certe cose che non si possono descrivere e secondo me una di queste è proprio la sensazione di pace che ti trasmette il mare.
Mi sento in vena di romanticherie e mi sembra abbastanza chiaro, ma vi lascio con qualche immagine di questo weekend trascorso mentre mi preparo ad affrontarne un altro nuovo, lungo, altrettanto rilassante, alle porte.

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AH, io domani vado a comprare la maglietta dei Power Rangers, ciao.

XMAS HOLIDAYS

E ora che il piu’ bel periodo dell’anno e’ finito io come dovrei comportarmi? Che altro countdown dovrei inventarmi per avere un qualche obiettivo che completi questo 2016? E non accetto suggerimenti del tipo “quello per Capodanno” perche’ e’ in assoluto una delle festivita’ -se poi cosi si puo chiamare- che odio piu al mondo (potrei pero’ iniziare quello verso il giorno dei saldi)
Ho passato un mese e passa a fare il conto alla rovescia per Natale e questi giorni di festa sono passati mangiando al punto che il cervello e il tempo sono stati tappati dal cibo che si riversava a fiumi su qualsiasi tavola ho avuto modo di vedere. Sono stati giorni brevi ma intensi, nella mia citta’, con le persone che piu amo al mondo (mancavi solo tu :|) circondata dall’amore e dalla gioia di vivere dei miei piccoli nipotini ❤
Sono appena tornata ed e’ gia’ quasi il momento di ripartire, ho appena disfatto una valigia e devo gia’ farne un’altra per questo weekend e non vedo l’ora di passare degli altri giorni sereni lontana dal trambusto della citta’ con altre persone belle.

Ok, lo devo ammettere. In realta’ vorrei essere ovunque tranne che a Milano ora come ora..anzi, probabilmente mi sto immaginando spalmata sulla spiaggia a prendere il sole e sorseggiare centrifughe e il solo pensiero che devo aspettare altri 6 mesi prima di poter rivedere il mare mi fa venire il male di vivere ma confido che quest’anno alle porte sia nettamente migliore di questo passato e che la vera svolta arrivi.

Spero abbiate passato anche voi dei giorni magnifici circondati di persone che vi vogliono bene e ricevuto quello che tanto avete desiderato durante l’anno ma ora mi congedo, augurandovi ancora buone feste e tutte le altre cose belle che di solito si augurano a Natale e ricordate fino all’Epifania che da due teglie a due taglie e’ un attimo.

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Dress: Primark