DISCOVERING ITALY : TRENTO

Praticamente è metà gennaio e non sono ben sicura di quello che stia succedendo intorno a me, ma il 2019 è iniziato da quattordici giorni e sono già successe parecchie cose. La prima, fondamentale, quella che aspetto tutto l’anno. I saldi. 
Ebbene, il primo giorno mi sono avventurata ad Arese come una vera pazzerella per lo shopping e inutile dire che cercavo tre cose, ne ho trovata una ma ne ho comprate altre cento. Non è colpa mia se c’erano degli sconti degni di esser chiamati tali!

Quindi tra pantaloni, salopette, stivali, t-shirt di ogni colore e stampa, mutande e tanto altro ancora sono sopravvissuta a questo primo giorno di saldi (che comunque fa rima con soldi eh) uscendone con sacchetti, sacchettini e sacchettoni e vi mostrerò tutto nei post a venire.

Il weekend scorso invece i miei dindi sono stati spesi per un weekend fuori porta, quelli che piacciono tanto a me, nel ridente Trentino.
Ora, diciamo che sarebbe dovuto andare diversamente e che la meta del nostro viaggio era ben definita nella nostra testa ma un pò meno nella realtà dato che la strada che porta al lago di Tovel è chiusa da ottobre ad aprile e noi siamo rimasti come i babbi.
Vabbè, non lo potevate sapere, non era scritto da nessuna parte.” E invece no! Era scritto dappertutto e io ho prenotato ad Ottobre, devo dire che il tempo di informarsi c’era eccome ma si sa, a noi ce piace fa le cose a caso.

Detto questo quindi, abbiamo ripiegato la giornata di sabato su Trento, e tutto sommato non è stato un dispiacere. Avevo già avuto modo di vedere Bolzano, Bressanone e paesini vari del Trentino senza mai però esser riuscita a passare da Trento e così abbiamo cercato di mettere una pezza alla nostra incompetenza visitando una città che ci mancava. E’ più piccola di Bolzano -si visita in un’ora stando larghi- ma ha quell’aria tutta speciale da paese di montagna che comunque ti lascia un qualcosa dentro che non sai esprimere.
E se ci abbiamo messo un’ora a girarla, cos’avremo fatto nelle restanti della giornata?
Ebbene si, siamo andati a fare shopping di cibo e ovviamente se semo sfonnati.

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DISCOVERING ITALY: TOSCANA pt2

Si sa ormai che io sono una travel victim, e si sa anche che pecunia permettendo prenoto treni, voli e alberghi con la stessa rapidità con cui mangio patatine dal sacchetto -e fidatevi, per me è meglio non aprirle-.
Non ci sono mete che preferisco rispetto ad altre, l’importante per me è andar via da Milano, passare un weekend diverso, scoprire, fotografare, vedere e mangiare cose nuove. E quando si tratta di mangiar bene, mi spiace ma io sono molto-fin-troppo patriottica. Esiste qualche paese migliore dell’ Italia per riempire la panza? (Ni dai)

Esiste poi paese migliore dell’Italia per affrontare delle gite fuori porta in un autunno che promette ancora climi semi estivi e ti permette di girare senza collant, senza maglioni che impacciano i movimenti, bensì con giacca di jeans, occhiali da sole e macchina fotografica al collo? Si, ovvio che si, ma devo spezzare una lancia a favore della nostra penisola. C’è da dire che tra le mille cose che non funzionano almeno di una dobbiamo vantarci, vantiamo milioni di posti incantevoli da visitare e ogni volta è sempre una sorpresa.
E’ pur vero che mi mancano ancora tantissimi posti da vedere ma ho sempre una certezza e si chiama Toscana.
Ammetto di aver visto gran parte di questa magnifica regione ma non mi stufo mai di tornarci per scoprire posti nuovi e così, dopo la zona della Lunigiana, Versilia, Firenze, Siena e dintorni, questo weekend è stata la volta di Lucca, Pisa, Barga e Colonnata.

Lo ammetto, prima mi sono fatta portare al mare. Raga non è colpa mia non lo vedevo da fine agosto, averlo a due minuti e non poterci andare mi stava facendo andare fuori di testa allora il mio amore mi ha gentilmente concesso questa mezz’ora in spiaggia, all’ora del tramonto per di più! -La mia felicità è ben visibile/Nell’ultima foto lui stava rischiando l’osso sacro-

Sognavo di andare a Pisa per vedere Piazza dei Miracoli più o meno dal secondo liceo quando l’ho studiata e all’alba dei 30 anni ce l’ho fatta, ovviamente non ricordando più nemmeno mezza nozione appresa ma ciò non toglie che mi ha lasciata comunque a bocca aperta. Non mi è ancora chiara una cosa però, se la torre pende, perchè in foto sembra sempre dritta?

Lucca è una città molto piccola ma piena di scorci interessanti, a primo impatti mi ha dato l’impressione di essere una Firenze in miniatura con una magia tutta sua ma se possibile è ancora meglio. Si visita tutta tranquillamente a piedi e consiglio la passeggiata sulle mura per ammirarla dall’alto; inutile dire che il duomo di San Michele e la Piazza dell’Anfiteatro sono una cosa che #ciaone e non da meno la cordialità degli abitanti.
La chiamano la città dalle 100 chiese ma io la rinominerei la città dalle 100 gelaterie.

Barga è un borgo (che gioco di parole da 100 punti ho fatto?) piccolissimo in provincia di Lucca che presenta come peculiarità la parte vecchia, arroccata sul cucuzzolo “facilmente” raggiungibile tramite delle salite a ciottoli tipiche medioevali in cui svetta il duomo di San Cristoforo che affaccia nientepopodimeno che sulle colline toscane. Dopo essermi fatta venire le chiappe di marmo, posso dire di aver gioito della pace e della vista offerte. Vi consiglio di andarci se passate di là perchè ne vale davvero la pena, ma al tempo stesso dovete essere allenati di gambe e fiato e soprattutto non dovete aver fatto palestra il giorno prima o l’acido lattico ve lo ricorderete per tutta la vita.

Colonnata è stata la nostra ultima tappa, quella di passaggio per  tornare a Milano.
Se ve lo state chiedendo si, Colonnata è quella del lardo. Anch’essa arroccata su non so quale altezza, è raggiungibile tramite una strada un pò tortuosa in mezzo a cave e cave di marmo infinite che sembrano chiuderti e risucchiarti. Tips: evitate di mangiare prima di andarci o di abbuffarvi lì stesso perchè potreste rimettere anche il pranzo di Capodanno. Siete fortunati se riuscite a trovar posto in macchina perchè è davvero minuscola, ma per fortuna si può parcheggiare anche sulla strada -come abbiamo fatto noi-. Più che visitare la piazzetta col monumento al cavatore e perderci tra le viette di alimentari non abbiamo fatto, ma anche qui la vista è fatale e il lardo..vabbè che ve lo devo dì a fa?

Vi state chiedendo se ho solo mangiato? Si, probabilmente si.

Vi chiedo di dedicare un attimo di tempo alla mia panoramica di piazza dei Miracoli notando la quantità di gente con le mani a caso per sorreggere la torre.
P.s. ovviamente l’ho fatto anche io.

DISCOVERING THE WORLD: MALTA

Guardo con una certa nostalgia e invidia i post dell’anno scorso in cui pubblicavo foto in shorts e sandali. Ero in procinto di andare a trovare mio cugino a Lisbona e ricordo come se fosse l’altro ieri tutte le disavventure che ci hanno accompagnato in quel viaggio (strano eh?) a partire dalle corse fatte per non perdere l’aereo per finire con le corse fatte per non perdere l’aereo.

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E poi niente, stesso giorno un anno dopo siamo in giro con jeans, felpe, giacche e ombrelli sempre in borsa. La iella poi non ti abbandona mai perchè il problema non è Milano (strano ma vero) , il problema è di tutta l’Italia, le isole e chi più ne ha più ne metta. Nemmeno avvicinarmi all’Africa il weekend scorso mi ha permesso di respirare un pò d’aria estiva e il costume di cui vi avevo parlato è rimasto serrato in valigia, rendiamoci conto.

A differenza di molti altri posti Malta non mi ha MAI convinta, e onestamente non so se mi farà cambiare idea -anche perchè non so se mai ci tornerò- e soprattutto se riuscirò ad andarci senza trovare un vento infinito che ti entra nelle ossa senza mollarti nemmeno per un attimo.
Anche questo weekend, esattamente come due anni fa, è stato segnato da un tempo ad minchiam, con nuvole perpetue, raffiche di vento a 50 km/h, pioggia a caso alternata a caldo inspiegabile -che mi serva da lezione per non lamentarmi più della Sicilia-.

L’unica nota positiva dei giorni appena trascorsi è stata rivivere quasi l’atmosfera natalizia, la gioia di stare tutti insieme e non sentirsi nemmeno all’estero e la sensazione di libertà che solo la vicinanza al mare può darti.

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DISCOVERING THE WORLD: MADRID

La Spagna rimane uno dei miei stati preferiti sin da quando ero piccolina.
Sarà perchè con i miei alla tenera età di 10 anni abbiamo fatto un tour organizzato partendo in pullman da Roma – me lo riproponessero ora morirei solo all’idea – per visitarla in lungo e in largo ed è stato praticamente il mio primo viaggio, sarà perchè è così simile all’Italia che non sembra di essere partiti, sarà perchè hanno la paella e io quando la vedo non ci capisco più niente.
A Barcellona ho lasciato vari pezzi del mio cuore. L’erasmus di mio fratello e i nostri viaggi per andarlo a trovare, il viaggio post maturità, il viaggio post laurea.
L’ultima volta che ho messo piede in isola iberica ero a Valencia e sono ancora curiosa di rivedere tutta l’Andalusia, ma la scorsa settimana è stata la volta di Madrid.
Paradossalmente, per quanto io fossi stata una nana quando ci ho messo piede per la prima volta, di tutte le tappe fatte Madrid mi aveva lasciato quella sensazione di indecisione sulla sua bellezza e devo dire che 19 anni dopo, il dubbio mi rimane.

Ebbene si, la capitale della Spagna è forse la città che mi ha convinto di meno.
Di certo il tempo non ha contribuito a farmi cambiare idea visto e considerato che abbiamo vissuto due giorni di pioggia mista grandine e temperature prettamente autunnali che ci hanno obbligati a correre ai ripari cercando felpe il più pesanti possibile, cappelli e ombrelli quando i negozi espongono solo la spring summer.
-> TUTTO APPOSTO.

Fortuna almeno che la compagnia è stata una delle migliori, che Primark era gigante, la paella molto buona e il carrefour molto economico, che ho avuto modo di provare i churros e scoprire che sono una delle cose più caloriche ma più sfiziose al mondo e che esisteva il museo del jamon.
Non è la prima volta che succede che una città mi lasci perplessa e non sarà l’ultima, ma mi sento sempre di dare una seconda chance a tutto ciò che non mi convince al primo colpo per cui, forse, ci rivedremo Madrid.
Per ora mi rimane il ricordo di un bel weekend all’ingrasso, di una gita in tandem, della conferma di un’amicizia e di un freddo pazzesco.

Next stop?

ALTERNATIVE S.PATRICK DAY

Un altro weekend che precede il mio compleanno è appena passato, tra undici giorni devo accogliere l’ultimo anno col 2 davanti e sento i 30 incombere sulla mia gioventù.

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Fortuna che mi sento ancora young wild e free dentro e ve dirò, pure fuori.
Mentre penso a quello che mi spetta, piuttosto che iniziare delle nuove serie -che poi ne ho tipo mille suggerite da altrettante persone- ho deciso che è il momento giusto per riviviere la mia fiorente adolescenza e così ho iniziato a vedere per l’ennesima volta SKINS. Sotto occhi diversi rispetto a quando ero una pischelletta ma pur sempre una delle mie preferite ❤

E come se non bastasse questo throwback to 2007, il weekend appena trascorso mi ha tuffato in un mare di ricordi. Siamo partiti sabato mattina per una giornata all’insegna del cibo, di una gita fuori porta, e Bologna ci ha accolto -di nuovo- ma stavolta per un motivo diverso. Ebbene si, per quanto le tagliatelle del pranzo fossero divine e nonostante io mi ricordassi esattamente dove fosse allocato il negozio in cui due anni fa ho comprato mezzo kilo di tortellini -ovviamente comprati di nuovo- il reale motivo di questa scarpinata è stato solo uno, il concerto dei 30 seconds to mars.
Bella Bologna, sempre bella. Bello girarla di nuovo, bello diventare mezza ceca per cercare di vedere le 3 frecce della leggenda (che poi se ne vedono solo due ma vabbè), bello non riuscire a capire se la seconda torre è davvero storta o no, bello cercare l’angolazione giusta per vedere se Nettuno poteva veramente essere dotato o meno.
Bello tutto, ma non come Jared Leto.

Un anno fa ero entusiasta di esser stata al Jameson Village, che hanno riproposto anche quest’anno e a cui ero stata gentilmente invitata di nuovo, ma ora la mia testa ripensa solamente allo spettacolo di ieri sera. Vero, non così entusiasmante come me lo aspettavo, ma sufficientemente convincente per farmi comprare il nuovo biglietto per Settembre. Jared, stavolta io mi butto sul palco con te e non me ne vado finchè non sarà gravida di nostro figlio.Schermata 2018-03-18 alle 20.39.06

E ora che vi ho avvertiti, vi lascio con un paio di foto scattate in giro per la città, riassunto di una giornata veramente piacevole in compagnia della mia roomy, del mio lui e nuove amiche!
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Jacket: Asos
Bag: Stradivarius
Trousers: Bershka (finalmente un paio di panta a scacchi come si deve!)

DISCOVERING THE WORLD: CUBA

Sarà l’anno nuovo, sarà la giornata uggiosa, sarà la noia, sarà che è venerdì, ma oggi è uno di quei giorni in cui l’unica soluzione è scrivere.
Il 2018 è iniziato da 5 giorni e nonostante non fossi entusiasta di passarlo in questa città, il capodanno a Milano non è andato poi così male. Poi però, per evitare la depressione del primo Gennaio, ho inaugurato il nuovo anno con l’acquisto di un biglietto aereo e due giorni dopo con un altro ancora, per cui devo dire che da marzo in poi si prospettano dei mesi interessanti. E probabilmente è proprio perchè devo aspettare ancora un bel pò che per ora rimango aggrappata ai ricordi del mio, anzi nostro, primo viaggio intercontinentale.

Incredibile come sia già passato un mese dalla nostra partenza, dai preparativi, dall’ansia e dalla curiosità che ci assalivano e dal timore che il tempo dello scalo non ci sarebbe mai passato e figuriamoci le 12 ore di volo . Trenta giorni dopo, ripenso a tutto con un sorriso enorme che cresce sulle labbra e col cuore che batte ancora.
Di solito quando parto per un qualsiasi posto sono carica di aspettative che mi creo guardando le foto in giro, parlando con le persone che sono già state lì prima di te, immaginandomi di camminare tra le strade di città completamente estranee da me e ovviamente è stato così anche stavolta. Mentre ero in aereo continuavo a pensare a quanto sarebbe stato bello, a quante cose avrei visto, alle spiagge da sogno che vengono propinate su qualsiasi sito internet ma non appena abbiamo messo piede in terra cubana non sapevo proprio cosa aspettarmi.
Sembra di esser stati teletrasportati negli anni 50 e lo realizzo da subito, appena usciti dall’aeroporto saliamo sul nostro taxi, macchina del 58 confermato dall’autista. “Bene” penso, “non arriveremo mai”. Con molta fatica e 20 minuti dopo invece, ci troviamo al portone di una delle tipiche case particular che affittano per turisti. Una classica abitazione per loro, un posto totalmente impensabile ma da sogno per noi. Decidiamo di accogliere l’invito di Julio e fare un giro per mostrarci la città e il nostro quartiere sembra essere il bronx dell’Havana. In sostanza se mi fossi trovata in un posto così in una qualsiasi città italiana sarei fuggita a gambe levate e la prima sensazione anche lì non è stata proprio delle migliori ma è bastato sostare all’area Wifi per 10 minuti per capire che a Cuba si può star tranquilli e che anche se le facce che incroci sembrano non essere il top del top in realtà per loro sei invisibile.
Dal giorno dopo, con la luce del sole, è stata tutta un’altra cosa. Basta camminare per un’ora all’Havana e ti abitui al clima della città, ai suoni e agli odori, alla musica in giro per strada e nei locali, alle macchine colorate anni 50 che “sfrecciano” per strada affiancate da cocotaxi, bicitaxi e calessi. E via, dopo 24 ore ti senti uno di loro, forse solo un pò più chiaro.

Inutile star qui a descrivere ogni angolo di città, gli aneddoti che ci hanno accompagnato in 8 giorni,  le esperienze surreali che ci sono capitate o il diluvio di cui siamo stati vittime perchè tanto le parole non sarebbero sufficienti per descrivere quello che realmente abbiamo vissuto.

Cuba mi ha regalato delle emozioni bellissime, dei sapori nuovi, delle immagini che avrei potuto solo sognare prima d’ora. Abbiamo incontrato delle persone adorabili, dei proprietari di case che ci hanno trattati come figli, abbiamo camminato nelle strade della revolucion per km e km, fatto il bagno nel mar dei Caraibi, bevuto mojiti e pine colade a fiumi, scoperto frutti esotici che ciaone a tutti, visto colori che accendono anche ogni angolo più scuro del tuo animo, ci siamo sentiti come loro.

 

 

Prossima destinazione?

DISCOVERING ITALY : LAGO DI BRAIES

Un’assenza ingiustificata ma sono stati mesi complessi, questi appena passati.
Non racconterò perchè e per come ma tra una gita al mare, weekend a casa, giorni volati senza accorgersene, l’autunno che è iniziato come tale e poi si è trasformato in primavera, in estate, è tornato autunno e improvvisamente è diventato inverno, organizzazioni per viaggi, film, serie tv e grandi ritorni, ora legale che sostituisce quella solare, siamo arrivati all’8 novembre. 8 NOVEMBRE? 8 novembre.
E se ottobre è passato così, con uno schioccare di dita, non so come passerà uno dei mesi che odio di più al mondo e in men che non si dica sarà Natale, io già lo so.

Ma concentriamoci su questo weekend appena passato, anche se fondamentalmente sembrerebbe quasi che ci sia stato un weekend lunghissimo dato che il 1° novembre mi ha un pò destabilizzato senza farmi capire effettivamente cosa stesse succedendo.
Per la seconda volta nella mia vita ho esplicitamente chiesto al mio boy di portarmi in montagna. Ebbene si, IN MONTAGNA. IO.
Non ero sotto effetto di droghe, mi sono solo lasciata convincere dalle foto incantevoli di paesaggi mozzafiato visti nel web e fatta convincere da tutti coloro che me ne parlavano e credetemi, ne è valsa la pena.
Nonostante non si possa definire tale, sabato ho fatto la mia prima scarpinata in montagna e malgrado le dottor Martens, il gelo, il training psicologico per le vertigini di cui soffro, ho ancora tutti i ricordi ben impressi nella mia mente e difficilmente dimenticherò le cromie che riflettevano sul Lago di Braies.

Un pò twin peaks, un pò Italia, un pò creepy e un pò no, arrivati lì la prima cosa che lascia a bocca aperta è l’atmosfera. E non parlo di respirare aria pulitissima, dell’emozione di trovarsi tra le cime parzialmente innevate o della chiesetta che lo affianca. L’atmosfera di un posto quasi finto, a tratti magico, immersi nel silenzio più totale al cospetto di uno specchio che sembra uscito dalla tavolozza di un pittore.
Non so se abbiamo scelto la giornata migliore per vederlo e tantomeno la stagione ideale, ma sono abbastanza certa di poter dire che i colori autunnali sono di certo i più belli per potersi godere al meglio un paesaggio così e le mille sfumature che assumono non si possono raccontare.

_DSC0037UNADJUSTEDNONRAW_thumb_c34_DSC0046_DSC0051_DSC0057_DSC0041_DSC0059_DSC0040_DSC0074UNADJUSTEDNONRAW_thumb_c28UNADJUSTEDNONRAW_thumb_c29UNADJUSTEDNONRAW_thumb_c30UNADJUSTEDNONRAW_thumb_c2fSo già però che ci tornerò col caldo perchè un giretto in barca non me lo leva nessuno ma intanto per quest’avventura invernale ho scelto un outfit super comodo anche se la mia priorità era che fosse caldo (non potete nemmeno immaginare quanto io patisca il freddo amici). Montone, felpone, jeans e Dr Martens e passa la paura 😉

ABBONDIO: BIBITE E DESIGN

Mentre negli anni 50 al Sud nascevano le bibite Polara e la sua gazzosa dava sollievo a milioni di Siciliani durante le giornate più calde, esattamente dall’altra parte dell’Italia qualcuno li aveva già preceduti. Si tratta di lui, Angelo Abbondio, che nel 1889 a Tortona fondò la società che fu una delle prime in Italia a produrre bibite energetiche.
Sembra che la gazzosa in quegli anni andasse di moda un po’ come il nostro spritz dato che fu anche per quest’azienda la prima bibita prodotta e ancora oggi il prodotto di punta.

Di sicuro negli anni l’aperitivo per noi si è tramutato in qualcosa di un po’ più strong (chi può darci torto?) ma c’è chi è tuttora ancorato a vecchie tradizioni e il bitter per i nostri genitori è ancora un must da tenere in casa. E cosa c’è di più bello del tenere in frigo qualcosa che ci porti con la mente agli anni di Marlon Brando e di James Dean, di Marilyn e la sua gonna svolazzante, della nascita del rock’n’roll e alle acconciature con la bandana? Qualcosa che ce li faccia rivivere in toto e ci faccia tuffare a pieno nella golden age. Ed ecco che Abbondio rilancia le sue bevande con un nuovo design che fa concorrenza alle case americane più in voga introducendo la linea “VINTAGE”. Bottigliette colorate che raffigurano sulle etichette ragazze in stile pin-up americane con una sfumatura di tipo burlesque, stile prepotentemente alla ribalta nei primi anni del 2000 e che diciamocelo, mette d’accordo un po’tutti.
I disegni sono ripresi dalle pubblicità dei calendari di Gil Ever Green, con un tocco di rivisitazione italiana e come affermano dalla ditta, «La nostra idea vincente è stata far uscire il chinotto e le gazzose dalla polvere dei consumi da dopolavoro puntando sulla tipicità e giocando con ironia sulla memoria».

Figuratevi se questa non è stata una svolta per una collezionista di bottiglie come me tanto che non appena le ho viste nei negozi le ho prese sotto braccio per arricchire la mia mensola con questi pezzi unici e ricordo che uno dei miei pensieri è stato “chissà quando rivedrò tra gli scaffali di un supermercato qualcosa di così figo?”.

E proprio mentre incrementavo il mio assortimento con bottiglie di birra, Abbondio mi lascia di nuovo a bocca aperta e mi obbliga a trovare uno spazio per la sua nuova linea tornando alla riscossa con altre 6 bottiglie che non possono assolutamente mancare sulla mia mensola.
Se con il vintage aveva accontentato i gusti di tutti, la nuova collezione targata “TATTOOS” non solo piace, STRApiace! Ispirata ai tatuaggi old school, sulle bottigliette sono riportati tutti i soggetti più iconici degli scarabocchi “vecchia scuola” che siamo comunemente abituati a vedere impressi sulla pelle o stampati su t-shirt ma mai etichettati su vetro.

Per chi non sapesse quali sono, una breve spiegazione:
La popolarità di questi tatuaggi fu massima intorno agli anni Venti, quando i tatuatori (a stelle e strisce soprattutto) cominciarono a creare disegni aspirati ai vecchi tatuaggi di pirati, marinai e uomini di mare. I temi sono appunto attinti dalla tradizione marinaresca ma non si fermano lì, e nella tradizione old school ormai sono famosissimi anche rose dei venti, rondini,pugnali,dadi,ciliegie,pin up, fiori, velieri e sirene. Si contraddistinguono per i loro colori accesi e le loro linee spesse e nonostante possano sembrare “senza significato”, negli anni 70 svolsero la funzione di riconoscimento di un gruppo ben preciso e furono infatti i più realizzati sulle pelli di motociclisti, punk e skinhead.

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Insomma, in attesa della prossima genialata targata Abbondio che fate, non correte a comprarle?

DISCOVERING THE WORLD : PALMA DE MALLORCA (welcome october)

Una felpa non può esser paragonata alle maniche corte, una tuta lunga è lontana anni luce dagli shorts e i calzini dovrebbero rimanere nel cassetto per dare spazio alle infradito. Ebbene si, endless summer nella mia testa e never surrender al fatto che ormai siamo a ottobre e l’estate me la devo dimenticare..ma come si fa se fino a pochi giorni fa ero a bordo piscina, vista mare, con il bikini addosso pronta a tuffarmi nell’acqua blu dipinta di blu? Benvenuto Ottobre, perchè così mi piaci molto.
Sembrano già lontanissimi quei giorni meravigliosi, ad arrancare spagnolo e bere cervezas come se non ci fosse un domani, a guardarci e ridere per un nonnulla, a tentare di dormire senza troppi risultati, a incontrarci a colazione e mangiare come se fosse l’ultimo giorno della nostra vita. Palma de Mallorca è stata un’altra esperienza da segnare nel mio planisfero, una di quelle che mi ha lasciato un segno dentro perchè nonostante ci siano tante cose che non vanno a lavoro, il mio team è il più bello dell’universo e non li cambierei con niente al mondo.
Siamo disagiati, siamo casinisti, rompiamo bicchieri, cantiamo e urliamo nei pullman mentre mettiamo canzoni totalmente a caso. Siamo quelli che fanno foto in cui è impossibile venire bene tutti quanti e io sono la prima che non ce la fa. Siamo quelli dello studio oltre il parco, siamo quelli che si contano mentre ballano perchè siamo una famiglia. Siamo quelli che ballano ininterrottamente per 4 ore accusando acciacchi il giorno dopo. Siamo quelli che non si svegliano al mattino per prendere i pullman, siamo quelli che se l’appuntamento è alle 5 e mezza arrivano alle 7, siamo quelli che si isolano si, ma perchè ci bastiamo l’un l’altro.
Non è stato solo un weekend fuori, giorni di ferie che sei costretto a prenderti. Sono state ore che rivivrei già domani. Palma è un’isola che non ho avuto il piacere di visitare molto ma un posto in cui sicuramente vorrò ritornare e scattare un’altra Polaroid, perchè quella fatta ora segna delle emozioni diverse e indelebili da quelle che potrò mai riprovare.

DISCOVERING THE WORLD: VALENCIA

Dopo giorni e settimane di latitanza eccomi di nuovo qui, pronta a raccontare il mio weekend passato che a dirla tutta, è stato uno dei migliori da un pò di tempo a questa parte. E’ capitato a fagiolo, proprio quando sentivo un bisogno spassionato di staccare da tutto e tutti, proprio quando dopo 20 giorni passati tra un’ulcera, un’emicrania e un magone alla gola non vuoi far altro che staccarti dal mondo andandotene altrove.
Chissà se quando la mia dolce metà ha comprato i biglietti a Marzo aveva una vaga idea di cotanto stress, fatto sta però che un regalo di compleanno non è mai stato così azzeccato. E così pronti via, h 6.30 in macchina, tra uno sbadiglio e una chiacchiera arriviamo a Orio e dopo una lunga fila al check-in l’imbarco apre.
Valencia, stiamo arrivando.
Non sapevo cosa aspettarmi da una delle poche città in voga spagnole che non avevo ancora visitato, ma ero abbastanza certa che mi avrebbe lasciato un’ottima impressione così come tutte le altre e guess what? Le mie aspettative non sono state assolutamente deluse. Valencia ci ha spalancato le sue porte –nel vero senso della parola dato che le metro erano gratis il giorno in cui siamo arrivati- con temperature che sfioravano quelle estive italiane, con persone carine, disponibili e che l’italiano lo sapevano meglio di me.
Ci ha incantato con la sua città dell’arte e della scienza, con un centro storico piccolo ma meraviglioso, con dei mercati pazzeschi pieni di banchi super appetitosi, con delle paelle grandi come me ma sulla carta solo per due persone, con fiumi di birra e costruzioni di sabbia, con spiagge lunghissime e tapas a non finire.
Non avrà qualcosa che ti rimane impressa ma di certo non ha nulla da invidiare alle Ramblas barcellonesi, alla Plaza Mayor di Madrid o alle cittadine dell’Andalusia.
Non necessariamente una città deve lasciarti a bocca aperta per un monumento, una grande costruzione o la sua storia, alle volte è più semplice del previsto.
Bastano un cielo rosa, una birra al tramonto, un bagno al mare inaspettato, una passeggiata mano per mano tra voci e luci diverse da quelle a cui sei abituato per rendere indimenticabile il ricordo di una città e per fartela amare da morire.