S.PATRICK DAY – JAMESON VILLAGE

Per la famosa serie “Tradizioni mondiali a cui noi italiani non possiamo proprio rinunciare” c’è anche il S. Patrick Day. Per noi abitanti del Bel Paese non è altro che l’ennesima scusa per bere birra a fiumi, fare casino, indossare ridicoli copricapo verde folletto e avere una giustificazione per il post-sbronza del giorno successivo.
Ricordo i bei tempi in cui io e il mio stomaco eravamo complici e con enorme nonchalance assorbiva tutto l’alcool che ingurgitavo e in occasione di San Patrizio di un po’ di anni fa diedi il meglio di se scolandomi un paio di litri di una favolosa birra trappista che mi ha rintronato talmente tanto che avevo quasi pensato al rehab come unica soluzione.
Poi sono diventata una pecetta che dopo una media ha già la gastrite ma questo non mi impedisce comunque di far parte di quell’alta percentuale di italian medi che godono delle tradizioni altrui e ogni anno mi diletto a festeggiare sentendomi un pò irlandese anche io.

Quest’anno però a differenza di quelli passati, invece di buttarmi in un qualsiasi pub sul naviglio nella speranza di non dover fare troppa fila per scolarmi la mia pinta, ho partecipato a un evento a cui sono stata gentilmente invitata, e cioè il Jameson Village.
So già che i miei lettori si stanno dividendo in due grandi categorie.
I categoria : “Il che?”
II categoria: “Che c’entra il Whisky?”
Dato che io ora faccio tanto la gagliarda ma in realtà appartengo senza ombra di dubbio a quelli che cosa-che-cosa? farò la parte della saputella e vi illustrerò tutto quello che volete sapere e anche di più. Il Jameson è un irish whiskey (e quindi ha tutto il diritto di esser festeggiato il giorno di San Patrizio) che ho avuto il piacere di assaggiare per la prima volta l’anno scorso in occasione di un evento a cui sono stata invitata in un cocktail buonissimo a base di questo whiskey magico e ginger. Devo dirlo, inizialmente ero super restia a provarlo non essendo una grande fan dei liquori ma mi ci è voluto un millesimo di secondo per farmi ricredere! Dopo aver partecipato più volte ad aperitivi a base di Jameson, non potevo sicuramente rinunciare all’ennesimo assaggio e così, venerdì 17 ore 20.30 mi presento di fronte all’ex spazio Farini aspettandomi di tutto tranne che un vero e proprio villaggio irlandese pronto ad ospitare fiumi di persone che facevano la coda anche in mezzo alla strada.
Le sensazioni che questo evento è riuscito a lasciarti sulla pelle, dopo lo stupore iniziale, sono state in assoluto super positive. Praticamente in un attimo sei a Milano e quello dopo in una vecchia cittadina irlandese con tanto di municipio, chiesa, farmacia, scuola, cimitero e chi più ne ha più ne metta. Ci si poteva sposare, si poteva sostare sdraiandosi ai piedi di una lapide del cimitero a guardare un film muto, si poteva assistere alle lezioni della scuola, si poteva ballare sulle note dei musicisti che si esibivano al teatro, e per tornare alla realtà bastava spostarsi verso la parte esterna del capannone e fare acquisti alle bancarelle vintage dell’east market oppure mangiare ai banchetti dello street food. Il tutto sotto gli occhi di una gigantesca mongolfiera che dominava sul villaggio.
Un’esperienza totalmente diversa che non vedo l’ora di rivivere.

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FRIDAY 17th

La chiamano Eptacaidecafobia , ed è la paura del numero 17, specialmente abbinato al venerdì. Inutile negarlo, il mondo è pieno di persone superstiziose ma l’ Italia è uno dei paesi più sul pezzo a riguardo quindi lancio una sfida a tutti: quante volte avete detto o vi siete sentiti dire una di queste frasi?
“Oddio mi ha appena attraversato la strada un gatto nero, passa tu prima di me”
“Non poggiare il cappello sul letto!”
“Sei pazza a camminare sotto le scale? Vuoi morire adesso?”
“E’ caduto il sale sul tavolo, lancialo subito alle tue spalle!”
“Attenzione allo specchio che se si rompe sono 7 anni di iella eh”

E la cosa bella è che potrei andare avanti per ore, giorni, mesi, a elencare tutte le credenze che contraddistinguono il Bel Paese ma quella della sciagura cosmica associata al 17 è davvero universale..facile da capire poi se pensiamo a tutti i film horror che l’America ha deciso di ambientare proprio in questo giorno.
Ma perchè ce l’hanno tutti con sto 17, poraccio? Sembra che sia capitato nella stessa barca sfortunata del povero San Valentino (non so se vi ricordate il mio post a riguardo) quindi, dato che siamo riusciti a salvarne uno non vedo perchè non provarci anche con lui!

Sembra che già nella Grecia antica alcuni psicopatici seguaci di Pitagora abbiano iniziato a disprezzarlo dal momento in cui s’era beccato sta sciagura di essere tra il 16 e il 18, considerati perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6. (Valli a capire i matematici..)
Per non parlare poi del fatto che la Bibbia abbia creato un connubio perfetto di iella dato che nell’Antico Testamento è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese e che di venerdì sarebbe morto Gesù.
Non andando invece troppo lontano, nella smorfia napoletana il 17 è sinonimo di “disgrazia” e tra i proverbi che le nonne recitavano a mò di rosario c’era il famigerato”nè di Venere nè di Marte, non si sposa nè si parte”?

È così giunta fino ai nostri giorni la credenza superstiziosa per cui il numero 17 sia un simbolo di sventura soprattutto per coloro che ci credono davvero..ed è pur vero poi che ogni tanto anche il 13 si becca un pò di maledizioni essendo lui stesso un altro povero condannato. (Non avete mai fatto caso che in molti alberghi, aerei, ristoranti, non appaiono mai tali numeri tra i posti a sedere, le camere o i segnatavoli?)

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Ma vogliamo davvero farci influenzare dalle superstizioni, andare in giro con il cornetto scacciaguai e non approfittare della magnifica giornata di sole di questo venerdi 17 marzo per mangiare una brioche con gelato in una delle gelaterie siciliane più buone a Milano che ti fanno rivivere in un attimo un pò di estate e pensando gia al weekend temendo che qualche malaugurio si abbatta su di noi mentre sei li a ingurgitare calorie e grassi saturi like no tomorrow?