WELCOME JUNE, WELCOME FASE BOH.

Giugno per me è sempre stato un mese speciale. E’ il mese che preannuncia l’arrivo dell’estate, il mese che ogni anno aspetto con un countdown, il mese in cui si inizia ad approfittare dei weekend per andare al mare, il mese che mi ricorda la fine della scuola e quei momenti spensierati tra un festivalbar e una luce interminabile fino alle 9 di sera. Posso dire che è il mio mese preferito? si.
Non mi sarei mai aspettata che sarebbe arrivato anche quest’anno, e soprattutto non me lo sarei aspettata così velocemente. Nemmeno un mese fa si parlava di fase due, fino a 40 giorni fa eravamo ancora nel pieno del lockdown e uscirne era un miraggio.
Quest’anno, se è possibile, Giugno l’ho aspettato con ancora più speranza. E questo non solo per tutto quello che ho elencato sopra, ma anche perchè nel 2020, Giugno, è un mese decisivo per la ripresa della vita delle persone.
Da domani si potrà finalmente uscire dalla propria regione, si potrà tornare a casa senza l’obbligo di quarantena, si potranno fare delle scappate in spiaggia, si potrà -solo per qualche posto- viaggiare in Europa.
Il sesto mese dell’anno sarà decisivo non solo per una rinascita dell’Italia, ma soprattutto per una rinascita mentale della popolazione.
Mi rendo conto che può sembrare un discorso egoistico e a tratti insensibile per tutte le persone che sono state colpite tragicamente dal Covid e non voglio assolutamente che si arrivi a pensare che me ne frego -e tra l’altro so benissimo che non è ancora finita e il pericolo è ancora dietro l’angolo- ma non mi vergogno a dire apertamente che io non vedevo l’ora arrivasse questo momento.
Mi spiace se sto per iniziare un discorso molto egocentrico ma d’altronde è il mio blog e ne ho tutto il diritto. Vi ho già raccontato nei post precedenti le mie fasi, peggio di quelle lunari e ben distanti dalle fasi annunciate da Conte. Sapete anche che questa città mi sta stretta di base per cui non vi lascio nemmeno immaginare come io per mesi, dall’inizio del lockdown mi sia sentita in prigione. Il pensiero di non potermi muovere da qui, di non poter lasciare Milano, di non prendere un treno o di non poter partire in macchina verso qualsiasi direzione mi ha spiazzata e probabilmente a livello psicologico ne potrei anche aver risentito.
Non so se sia successo davvero qualcosa nella mia testa o se è solo una percezione, ma questi mesi in un modo o nell’altro mi hanno ovviamente scombussolato -come al 90% della popolazione immagino-. Mi sono sentita lontana da tutti, sola, infelice, incompresa, distante, alessitimica.
E’ per questo che ora, in questa fase boh sia per me sia per l’Italia, riesco a percepire una sorta di rinascita personale. Riesco già a percepirmi con occhi diversi e sento che qualcosa dentro di me si sta pian piano aggiustando e i pezzi stanno lentamente ritornando al loro posto.
Non so quando la ri-trasformazione in me stessa avverrà, non so quando tutto potrà tornare a una semi-normalità, non so nemmeno quando smetteremo di mettere le mascherine e potremmo tornare ad abbracciare le persone, ma spero che per tutte le persone che si sono sentite anche solo un pochino come me, questo sia l’inizio di una metamorfosi in quello che eravamo e magari, in persone migliori.

MY QUARANTINE – DAY 30

So che sembrerà strano leggerlo da me ma Milano in questi giorni è davvero magnifica.

La primavera è finalmente arrivata, i glicini sono in fiore, il sole è alto e il clima è meraviglioso. Praticamente tutto bellissimo, se non fosse che non si può metter piede fuori casa. Oggi, mentre facevo la fila al supermercato, ho cercato di approfittare di quei pochi angoli di sole per attivare la vitamina D dopo giorni di reclusione e riprendere un pò di colore dato che la mia faccia ormai è tendente all’avorio e avendo fatto più di un’ora di attesa è stato abbastanza piacevole intrattenersi così.

C’è una canzone che ultimamente mi ronza in testa continuamente ed è “Underdog” di Alicia Keys. Mentre rientravo a casa stavo per rimettere le cuffie per riascoltarla quando improvvisamente mi sono fermata e ho deciso di approfittare di quel momento per ascoltare il silenzio quasi inquietante che domina sulla città.
Camminando riesci a sentire solo il rumore dei tuoi passi, talvolta delle macchine o un’ambulanza che si aggira per la città con la sirena accesa e c’è da dire che il silenzio purtroppo o per fortuna ti porta a pensare.
Camminando con una leggera brezza che mi accarezzava i capelli, il sole che scaldava al punto giusto, i colori della primavera attorno a me, non riuscivo a capire se godere di quel momento e dell’aria aperta o se, come da un mese a questa parte, far viaggiare la mente a quello che vorrei veramente succedesse. Riuscivo perfettamente a immaginare nella mia testa dove sarei voluta essere in quel preciso istante. Sul mio motorino ad approfittare ancora di più del vento che scompiglia i capelli ma senza avere freddo, in spiaggia con una felpa ma gambe rigorosamente nude e piedi che rincorrevano l’acqua per poi evitarla perchè di sicuro sarebbe stata troppo fredda per me, seduta al tavolino di un bar al sole a bere una birra con le mie amiche e parlare del più e del meno, sdraiata su una panchina ad ascoltare la musica, ai piedi del Colosseo ad ammirarne la bellezza, a camminare insieme a te mano nella mano nella via di qualche capitale europea e scattare polaroid studiando bene l’angolo giusto.

Nonostante gli svaghi che sto cercando di trovare in casa, il workout ogni mattina, le pulizie, cucinare, lo yoga pomeridiano, la musica compagna di vita, le coccole al mio gatto, le stories di instagram, le maschere al viso, le ricerche su internet, dopo 30 giorni di quarantena la mancanza di libertà è un pensiero costante nella mia testa ma ancor di più l’attesa snervante e ad ora sconosciuta di quando tutto potrà tornare alla normalità.

Nell’attesa di poter realizzare quanto prima tutto quello che mi è passato nella mente tipo istantanee mentre mi sgranchivo le gambe tornando verso casa, torno a farmi fare compagnia dagli unici sei che sono in grado di tirarmi su di morale in questi giorni.
Grazie Friends, nessuno negli anni 90 avrebbe mai pensato che saresti stato un aiuto immenso per il mondo in isolamento.

 

MY QUARANTINE – day 24

Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata capovolta sottosopra sia finita.

No fermi, questa è la maxi storia di come la vita di tutti sia cambiata.


Se pochi mesi fa mi avessero detto “oh lo sai che il 2020 sarà colpito da una tremenda pandemia dovuta da un virus portato dalla Cina che bloccherà tutto il mondo nelle loro case per due mesi senza lavorare e si potrà uscire solo per fare la spesa? Ah, e tutto questo capiterà anche durante il tuo trentunesimo compleanno!” avrei pensato fosse uno sketch di scherzi a parte, la trama di un episodio di black mirror, una qualche maledizione lanciata da una delle mille streghe dei film disney per prendersi una rivincita contro la sua principessa antagonista, di sicuro non la realtà dei fatti.

E invece l’Italia, l’Europa, il mondo intero in realtà, è rinchiuso tra le mura delle proprie abitazioni -chi più fortunato e chi meno dal potersi concedere un momento in balcone se non addirittura in giardino- da soli, in coppia o in famiglia.
I più fortunati hanno un cane, il che li rende parte di quei pochi privilegiati per permettersi una passeggiata se non due al giorno senza il rischio di andare in prigione, anche se verrà di sicuro odiato dal suo povero animale perchè quello dopo du volte ha finito tutto quello che deve fa.
I meno fortunati hanno un gatto, come me, che si arrangia benissimo da solo nella sua lettiera e anzi, non vede l’ora che ce ne andiamo da casa perchè non ne può più di averci in mezzo ai piedi.

Oggi è il mio 24°esimo giorno di quarantena e sono cambiate tante cose dall’inizio di quest’epidemia ad ora. Non parlo dei decreti -anche perchè quelli cambiano ogni battito di ciglia-, e nemmeno dei bollettini comunicati dalla protezione civile ogni giorno alle 18, l’attuale situazione la sappiamo tutti grazie al bombardamento di notizie. Parlo di me, del mio stato d’animo, del mio umore. Il Covid, nolenti o volenti, ci sta facendo scavare nel nostro io interiore e ci sta facendo affrontare noi stessi e questo, paradossalmente, fa più paura dell’affrontare il mondo esterno.

Io mi sono affrontata in varie fasi nell’arco di questo mese e ora ve le riporto di seguito, sperando che non mi giudichiate male.

fase 1:  negazione di quanto stesse succedendo, il che mi ha portata a essere incazzata col mondo per quanta importanza si stesse dando al tutto -dal mio punto di vista del tutto ingiustificata- e alla vita che mi stavano togliendo.
fase 2: semi-rassegnazione a quanto stesse succedendo, il che mi ha portata a un’iniziale percezione della gravità della situazione.
fase 3: totale consapevolezza della realtà, che mi ha svegliata dallo scetticismo che stavo vivendo.
fase 4: disperazione.

Da qui, il declino. Complice quel momento del mese che rende tutte noi donne un mostro a 5 teste, la reclusione in casa senza fidanzato -che poteva ancora lavorare beato lui- e il sole cocente che splendeva in cielo senza la possibilità di essere realmente apprezzato, ho iniziato a capire che tutto quello che avevo progettato per le settimane e mesi successivi poteva rimanere un sogno nel cassetto. Ma non il cassetto delle mutande che apri di continuo, uno di quelli ben chiusi, serrati, che ti dimentichi di avere e che quando riapri è un susseguirsi di “aaaah ecco dov’era finito questo!!”.
Ho passato notti insonni, momenti di pensieri e pianti alternati a incazzature epiche, fino ad arrivare ad adesso, in cui posso dire con certezza che la rassegnazione e l’accettazione convivono in armonia dentro di me. Armonia che talvolta viene disturbata da pensieri che viaggiano, alla mia famiglia e amici lontani, a Roma, che quando la vedo nei video totalmente deserta mi prende un sobbalzo al cuore, ai voli cancellati verso una meta paradisiaca che sognavo da Settembre, alla libertà che vorrei tornare ad avere e che chissà quando tornerà.

Mi rendo conto adesso che non facevo un post così lungo da secoli, che non digitavo all’impazzata da parecchio tempo il che mi lascia pensare che non erano solo ventiquattro i giorni di sentimenti contrastanti da buttare giù, ma forse molti di più.

 

BACK FOR GOOD

E’ un nuovo anno ed è iniziato già da parecchio, è un momento strano, un mese di ansie.

Non molto tempo fa mi hanno chiesto “ma non scrivi più sul blog?”, e frettolosamente ho risposto di no, che non avevo più molto da dire.
In realtà di cose da dire ne avrei davvero tante, da sfoghi che mi farebbero star meglio a cose che invece mi riempiono di felicità, ma non so se è ancora giunto il momento di condividere proprio tutto quanto.

Quello che so di sicuro è che sono settimane che vorrei prendere a scarpate sui denti un sacco di persone, che non vedo l’ora che passi velocemente questo periodo, che sono stufa di Milano e che vorrei essere ovunque ma non qui. Ho un bisogno disperato di cambiare aria e mi sento soffocata da questa città che non vedo l’ora di lasciare anche solo per un weekend. Ci pensa il sole perpetuo di questi giorni a darmi un minimo di voglia di alzarmi dal letto e uscire di casa.

Sono piena di sentimenti contrastanti dentro di me ma sono sicura che col passare dei giorni passeranno, rimango ancorata al pensiero che mancano poco più di due mesi a Bali, ce la posso fare.

Questa foto che ho fatto in Darsena la scorsa settimana mi aveva risollevato la mattinata, la prendo come ispirazione per quella che sta per iniziare.

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HELLO, SUMMER

E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo post e di cose ne sono successe ma le ho tenute tutte per me. Non ho più scritto, non ho condiviso le mie giornate e tutto quello che vivevo scrivendolo qui un pò per volontà un pò perchè ero talmente sopraffatta dallo scorrere dei giorni così velocemente che non mi sono accorta che il mio ultimo post è del 30 maggio e ora siamo al 3 agosto.

Si sono succedute una serie di cose, di aperitivi, di acquisti, di scottature e facce spellate, di risate, di acqua ossigenata negli occhi e relativi pronti soccorsi e febbre a 39, di conferme, di organizzazioni.

L’estate in città si vive sempre nello stesso modo, alla ricerca di posti freschi, di scappate nel weekend per fare qualcosa pur di non stare in una Milano afosa, del mare più vicino per iniziare a mettere le basi di una buona abbronzatura e contando i giorni alla partenza delle tanto ambite ferie.
Cosa posso dirvi di più? La mia mente viaggia molto più di me ultimamente ma la fortuna vuole che giovedì è anche il mio turno di andare in ferie -finalmente aggiungerei- e so che lo dico ogni anno ma mai come questa volta ho bisogno di spiaggiarmi e non avere una preoccupazione che sia una.

Saluto l’estate con una foto che mi rappresenta al meglio, scattata col mio nuovo telefono al Jova Beach Party martedi scorso (un evento che consiglio a tutti, anche ai non amanti del ragazzo fortunato) che mi piace molto non perchè sia venuta particolarmente bene, ma perchè guardandola riesco a percepire quanto stessi bene.
E se ve lo state chiedendo si, sono in mutande.

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DISCOVERING THE WORLD : MARRAKECH

Nel caso in cui non fosse abbastanza chiaro è quel momento dell’anno in cui voglio vedere posti nuovi, mi sale la voglia di viaggiare e non riesco a star ferma per più di una settimana nello stesso posto. Incentivata anche dal clima totalmente pessimo che l’Italia offre senza pietà, vado alla ricerca del caldo e di colori dappertutto.

Chi l’avrebbe mai detto quando ho comprato i biglietti mesi fa che sarei passata dai quindici gradi ai quaranta in pieno Maggio? Probabilmente nessuno, ma questo weekend passato è capitato a fagiolo per farmi vivere a pieno un’estate che sembra ancora lontana qui nello stivale.

Ricordo perfettamente il momento in cui ho detto “amore, dobbiamo andare a Marrakech”, sarà stato il 2017 e mentre viaggiavo verso altri posti, vengo a scoprire che apre il museo di YSL e i giardini Majorelle. Poi vengo a scoprire che per di più sono posti meravigliosi e questo mi fa pensare che io abbia aspettato fin troppo per andarci.
Ecco quindi che una settimana fa è arrivato il mio momento, il mio weekend a Marrakech. Mi ero fatta un’idea, mille pensieri in testa e immaginavo tutto in maniera molto dettagliata e probabilmente sbagliavo perchè è molto di più.
I colori, gli odori, le strade, il cibo, i souk, le piazze, le persone, i riad, l’atmosfera che si respira. E’ qualcosa che va vissuto per poterlo davvero raccontare.

Mi porto ancora appresso il segno della canottiera che è venuto camminando e le bolle di insetti indefiniti ma per fortuna il ricordo di Marrakech è dentro di me per tantissime cose e mi viene da dire solo che la mia avventura col Marocco non è finita qui.

 

DISCOVERING THE WORLD : ANDALUSIA

Sono tornata da un lungo silenzio fatto di shooting, stress, malanni e viaggi.

Attendevo questo viaggio come “a un concerto si aspetta il ritornello di quella canzone” sin da quando ho comprato i biglietti ma ancor di più da quando avevamo deciso di farlo. Avevo dei ricordi dell’Andalusia di quando ero piccola e avevo intrapreso il primo lungo viaggio coi miei e nella mia mente era tutto molto bello ma adesso che ho avuto la fortuna di riviverla sono sicura di poter dire che i miei ricordi non mentivano.
Il nostro itinerario è partito da una piovosa e fredda Siviglia, passando per una stupenda e temprata Granada fino ad arrivare a una torrida Cordova. Ho vissuto quattro stagioni in una settimana e abbiamo percorso 850 KM guardando intere piantagioni di ulivi e ascoltando playlist indecenti mangiando tortillas e bevendo cervezas a non finire.
Abbiamo comprato felpe pesanti e pantaloncini corti, abbiamo visitato ogni tipo di alcazar e ci siamo già proiettati in quel mondo Marrakechiano -che per intenderci arriverà tra poco!- e che mi confondeva su dove fossi ogni due per tre.

L’Andalusia è colori, vita, allegria, musica, spensieratezza.
La Spagna è uno di quegli stati in cui parti e sai già di avere una certezza o almeno così solitamente vale per me e questa è stata l’ennesima conferma e l’ennesima volta in cui non sarei mai voluta tornare a casa.

 

WELCOME 30!

Niente più capelli colorati, un mese di fatica con la schiena a pezzi e una lenta ripresa, non avere tempo di fare niente e mille giri tra negozi per trovare cosa mettermi che alla fine non ho nemmeno comprato niente. Non mi sarei mai aspettata di dirlo, ma eccoci qua, è Aprile e questo vuol dire una cosa sola. #WELCOME30.

E’ stato meno peggio di quanto pensassi, è stato improbabile, è stato strano ed è volato tutto stravelocemente. Ho spento quelle fatidiche candeline che tanto temevo e in un batter d’occhio mi sono risvegliata trentenne. Ma cosa vuol dire esattamente avere 30 anni? L’ho scoperto solo pochi giorni fa dopo averlo vissuto. Tremate tremate…non vuol dire niente di diverso! Ho gli stessi vestiti, la stessa faccia, gli stessi tatuaggi.
Ho lo stesso carattere, la stessa voglia di fare e soprattutto la stessa ansia addosso.
Non ho le rughe ma probabilmente la pancia più piena di prima -non vi dico che ho mangiato in 3 giorni- e riesco ancora ad arrampicarmi sul palo e fare cose a testa in giù. Ho ancora una voglia incredibile di viaggiare e il cuore che mi batte per le stesse cose, tipo un pranzo in riva al mare a fine Marzo.

Probabilmente ho molte meno cose di molte altre mie coetanee ma allo stesso tempo sono convinta di averne molte altre in più. Ho una testa sulle spalle, ho delle aspirazioni, ho mille interessi, ho un fidanzato che amo e un gatto che mi fa le fusa senza nemmeno toccarlo e un sacco di persone che mi vogliono bene.

30 anni, what else?

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WELCOME MARCH!

Proprio quando stavano iniziando a vedersi i primi risultati a pole, quando avevo intenzione di reiscrivermi a yoga e altre mille cose, arriva uno stiramento muscolare che mi ferma affaticandomi la qualunque.
Finalmente è iniziato Marzo e io non vedo l’ora dei miei weekend via che questa città mi ha già rotto l’anima. Si inizia dal prossimo e poi Aprile sarà un mese intenso, fin troppo, e finalmente il mio primo tanto atteso viaggio del 2019, can’t wait!
Trascorrere questi giorni sarà faticoso ma ce la posso fare, i 30 si avvicinano e io non posso digerirlo oltre a dover pensare a come festeggiarli anche se forse ho il desiderio intrinseco di lasciar scorrere come se non fosse mai accaduto.

Vi lascio con una foto di una qualche domenica fa, mentre giravo allegramente per Milano in un clima quasi primaverile, ben lontano dal freddo degli ultimi giorni.

Processed with VSCO with a4 presetJacket: Vintage by London Corner
Trousers: Pull&Bear
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Che belli siamo super matchy match leopardati?

 

RAINY DAYS ARE GONE

Un Febbraio che sembra Marzo, un mese passato così, tra un lookbook, un evento e vari weekend di dormite.
Questo sentore di primavera con temperature estremamente estive mi sta proiettando in universi paralleli che non voglio lasciare mai nella mia vita. La metereopatia che mi appartiene mi sta facendo vivere tutto senza preoccupazioni, ansie, negatività.
Oddio in effetti un’ansia c’è..i 30 anni tra un mese sono una di quelle cose di cui non vorrei parlare e a cui vorrei pensare, ma preferisco per ora rimanere salda sui miei 29 e vivermeli al meglio per questi ultimi giorni.

Febbraio mi ha regalato finalmente, dopo anni di attesa, la seconda serie di Suburra -che inutile dire che ho terminato in due giorni-, dei progressi inaspettati che comportano dei lividi in più, un matrimonio di una persona speciale, una stanchezza notevole, un risotto da Cracco, una nuova vita.

Non so se devo aggiungere altro, quando si sta bene le parole non servono no?

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Jacket: LaDoubleJ
Shirt: Zara
Skirt: Untitled
Boots: Stradivarius