MY QUARANTINE – DAY 41

Oggi è il 41°esimo giorno di quarantena e il secondo di pioggia in questo periodo.
Solitamente appena vedo due gocce e il cielo nuvoloso mi viene un infarto e il mio umore va giù a picco ma in questo momento non vedo grandi differenze dato che l’apatia sta prendendo il sopravvento. La cosa positiva è che in teoria, da oggi, mancano due settimane alla fine della reclusione e avendo finito Friends ho deciso di ricominciare per la settima volta OC perchè non voglio abbandonare la mia infanzia/adolescenza e almeno, anche se solo in telefilm, vedo il mare.

Questa è la settimana in cui in teoria sarei dovuta partire per il viaggio che tanto desideravo, quei giorni a Bali che sognavo da mesi, un mare da favola e un’atmosfera che ormai riesco a ricreare solo mentre dormo, uno dei pochi appigli che avevo per quest’anno e invece ora riesco solo a chiedermi quando potrò prendere il prossimo volo.

Da quando ci hanno reclusi in casa non faccio altro che pensare a quello che mi manca davvero e a quello che non vedo l’ora di fare appena torniamo alla vita di tutti i giorni.
Mi manca poter uscire senza avere l’ansia della polizia che ti può fermare, mi manca camminare e mi mancano i kilometri che faccio il sabato pomeriggio, mi mancano i pranzi al sole, mi mancano gli aperitivi, mi mancano i miei amici, mi manca la mia gelateria preferita, mi manca viaggiare, mi manca la pole dance, mi mancano i pranzi e le cene a casa mia e non pensavo che l’avrei mai potuto dire ma mi manca lavorare.

Cosa farò appena si può tornare alla normalità?

Innanzitutto voglio ridare al contapassi dell’iphone una certa dignità, per cui credo che percorrerò tutta Milano finchè non mi cedono le gambe, poi non appena sarà possibile voglio prendere un treno sola andata direzione Roma e non pensare a quello di ritorno e appena scesa voglio andare al mare e fare una passeggiata sentendo la sabbia che mi impregna i piedi. Non vedo l’ora di truccarmi e vestirmi con dignità per andare a mangiare una pizza da Marghe perchè omiodioquantomimanca. Voglio tornare in sella al mio bolide e girare per la città facendo attenzione al pavè e voglio mettere tutti i nuovi vestiti che mi hanno regalato per il mio compleanno.
Voglio riabbracciare i miei nipoti e dare un bacio sonoro ai miei genitori.
Tornerò pian piano a vivere come una volta, ecco cosa farò.

E intanto:
“Porta Genova – Aprile 2020”
olio su tela

45AA07B7-5418-4423-9BFA-B98CCB81FA0F219ABC42-1B39-47DF-92E3-A88957C35D96

MY QUARANTINE – DAY 30

So che sembrerà strano leggerlo da me ma Milano in questi giorni è davvero magnifica.

La primavera è finalmente arrivata, i glicini sono in fiore, il sole è alto e il clima è meraviglioso. Praticamente tutto bellissimo, se non fosse che non si può metter piede fuori casa. Oggi, mentre facevo la fila al supermercato, ho cercato di approfittare di quei pochi angoli di sole per attivare la vitamina D dopo giorni di reclusione e riprendere un pò di colore dato che la mia faccia ormai è tendente all’avorio e avendo fatto più di un’ora di attesa è stato abbastanza piacevole intrattenersi così.

C’è una canzone che ultimamente mi ronza in testa continuamente ed è “Underdog” di Alicia Keys. Mentre rientravo a casa stavo per rimettere le cuffie per riascoltarla quando improvvisamente mi sono fermata e ho deciso di approfittare di quel momento per ascoltare il silenzio quasi inquietante che domina sulla città.
Camminando riesci a sentire solo il rumore dei tuoi passi, talvolta delle macchine o un’ambulanza che si aggira per la città con la sirena accesa e c’è da dire che il silenzio purtroppo o per fortuna ti porta a pensare.
Camminando con una leggera brezza che mi accarezzava i capelli, il sole che scaldava al punto giusto, i colori della primavera attorno a me, non riuscivo a capire se godere di quel momento e dell’aria aperta o se, come da un mese a questa parte, far viaggiare la mente a quello che vorrei veramente succedesse. Riuscivo perfettamente a immaginare nella mia testa dove sarei voluta essere in quel preciso istante. Sul mio motorino ad approfittare ancora di più del vento che scompiglia i capelli ma senza avere freddo, in spiaggia con una felpa ma gambe rigorosamente nude e piedi che rincorrevano l’acqua per poi evitarla perchè di sicuro sarebbe stata troppo fredda per me, seduta al tavolino di un bar al sole a bere una birra con le mie amiche e parlare del più e del meno, sdraiata su una panchina ad ascoltare la musica, ai piedi del Colosseo ad ammirarne la bellezza, a camminare insieme a te mano nella mano nella via di qualche capitale europea e scattare polaroid studiando bene l’angolo giusto.

Nonostante gli svaghi che sto cercando di trovare in casa, il workout ogni mattina, le pulizie, cucinare, lo yoga pomeridiano, la musica compagna di vita, le coccole al mio gatto, le stories di instagram, le maschere al viso, le ricerche su internet, dopo 30 giorni di quarantena la mancanza di libertà è un pensiero costante nella mia testa ma ancor di più l’attesa snervante e ad ora sconosciuta di quando tutto potrà tornare alla normalità.

Nell’attesa di poter realizzare quanto prima tutto quello che mi è passato nella mente tipo istantanee mentre mi sgranchivo le gambe tornando verso casa, torno a farmi fare compagnia dagli unici sei che sono in grado di tirarmi su di morale in questi giorni.
Grazie Friends, nessuno negli anni 90 avrebbe mai pensato che saresti stato un aiuto immenso per il mondo in isolamento.

 

MY QUARANTINE – day 24

Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata capovolta sottosopra sia finita.

No fermi, questa è la maxi storia di come la vita di tutti sia cambiata.


Se pochi mesi fa mi avessero detto “oh lo sai che il 2020 sarà colpito da una tremenda pandemia dovuta da un virus portato dalla Cina che bloccherà tutto il mondo nelle loro case per due mesi senza lavorare e si potrà uscire solo per fare la spesa? Ah, e tutto questo capiterà anche durante il tuo trentunesimo compleanno!” avrei pensato fosse uno sketch di scherzi a parte, la trama di un episodio di black mirror, una qualche maledizione lanciata da una delle mille streghe dei film disney per prendersi una rivincita contro la sua principessa antagonista, di sicuro non la realtà dei fatti.

E invece l’Italia, l’Europa, il mondo intero in realtà, è rinchiuso tra le mura delle proprie abitazioni -chi più fortunato e chi meno dal potersi concedere un momento in balcone se non addirittura in giardino- da soli, in coppia o in famiglia.
I più fortunati hanno un cane, il che li rende parte di quei pochi privilegiati per permettersi una passeggiata se non due al giorno senza il rischio di andare in prigione, anche se verrà di sicuro odiato dal suo povero animale perchè quello dopo du volte ha finito tutto quello che deve fa.
I meno fortunati hanno un gatto, come me, che si arrangia benissimo da solo nella sua lettiera e anzi, non vede l’ora che ce ne andiamo da casa perchè non ne può più di averci in mezzo ai piedi.

Oggi è il mio 24°esimo giorno di quarantena e sono cambiate tante cose dall’inizio di quest’epidemia ad ora. Non parlo dei decreti -anche perchè quelli cambiano ogni battito di ciglia-, e nemmeno dei bollettini comunicati dalla protezione civile ogni giorno alle 18, l’attuale situazione la sappiamo tutti grazie al bombardamento di notizie. Parlo di me, del mio stato d’animo, del mio umore. Il Covid, nolenti o volenti, ci sta facendo scavare nel nostro io interiore e ci sta facendo affrontare noi stessi e questo, paradossalmente, fa più paura dell’affrontare il mondo esterno.

Io mi sono affrontata in varie fasi nell’arco di questo mese e ora ve le riporto di seguito, sperando che non mi giudichiate male.

fase 1:  negazione di quanto stesse succedendo, il che mi ha portata a essere incazzata col mondo per quanta importanza si stesse dando al tutto -dal mio punto di vista del tutto ingiustificata- e alla vita che mi stavano togliendo.
fase 2: semi-rassegnazione a quanto stesse succedendo, il che mi ha portata a un’iniziale percezione della gravità della situazione.
fase 3: totale consapevolezza della realtà, che mi ha svegliata dallo scetticismo che stavo vivendo.
fase 4: disperazione.

Da qui, il declino. Complice quel momento del mese che rende tutte noi donne un mostro a 5 teste, la reclusione in casa senza fidanzato -che poteva ancora lavorare beato lui- e il sole cocente che splendeva in cielo senza la possibilità di essere realmente apprezzato, ho iniziato a capire che tutto quello che avevo progettato per le settimane e mesi successivi poteva rimanere un sogno nel cassetto. Ma non il cassetto delle mutande che apri di continuo, uno di quelli ben chiusi, serrati, che ti dimentichi di avere e che quando riapri è un susseguirsi di “aaaah ecco dov’era finito questo!!”.
Ho passato notti insonni, momenti di pensieri e pianti alternati a incazzature epiche, fino ad arrivare ad adesso, in cui posso dire con certezza che la rassegnazione e l’accettazione convivono in armonia dentro di me. Armonia che talvolta viene disturbata da pensieri che viaggiano, alla mia famiglia e amici lontani, a Roma, che quando la vedo nei video totalmente deserta mi prende un sobbalzo al cuore, ai voli cancellati verso una meta paradisiaca che sognavo da Settembre, alla libertà che vorrei tornare ad avere e che chissà quando tornerà.

Mi rendo conto adesso che non facevo un post così lungo da secoli, che non digitavo all’impazzata da parecchio tempo il che mi lascia pensare che non erano solo ventiquattro i giorni di sentimenti contrastanti da buttare giù, ma forse molti di più.