JANUARY TROUBLES

Gennaio è un mese un pò così, che non mi è mai piaciuto.
Porta malinconia e tristezza ma allo stesso tempo voglia di fare qualcosa di nuovo per migliorare la mia routine quotidiana.
Ho iniziato il mese comprando due biglietti aerei e a distanza di 21 giorni continuo a pensare al nostro prossimo viaggione e le mete che ci ronzano in testa sono tante ma i soldi sempre pochi, com’è sta cosa?

Cambiando argomento, oggi è stata una domenica all’insegna di un brunch e non di shopping, come invece gli scorsi fine settimana.
I saldi sono una delle poche ragioni per cui Gennaio assume una sfumatura positiva e diciamocelo, io ne approfitto sempre per tirarmi su il morale. Succede poi che alle volte mi sfugge la situazione di mano, ma d’altronde qualcosa per superare la fine delle vacanze natalizie deve esserci no? Nonostante il giro per negozi mi abbia portato un minimo di sollievo -anche se la sera mi sono ritrovata con due sacchetti di roba da cambiare perchè non avevo sbatti di provarli- , come sempre la vera svolta è stato lo shopping online, al punto che secondo me persino la portinaia a un certo punto era stufa di ricevere pacchi a mio nome dato che ho iniziato il 29 dicembre per finire giovedì.

Mentre penso a cosa fare ai miei capelli la prossima volta e a cosa mi aspetterà domani, vi lascio con uno dei miei ultimi acquisti che adoro e che finalmente sono riuscita a trovare proprio come la volevo io. Welcome to my armadio salopette!

“CIAO CANE” – olio su tela

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Salopette: Pull&Bear
Jacket: Asos

DISCOVERING THE WORLD: CUBA

Sarà l’anno nuovo, sarà la giornata uggiosa, sarà la noia, sarà che è venerdì, ma oggi è uno di quei giorni in cui l’unica soluzione è scrivere.
Il 2018 è iniziato da 5 giorni e nonostante non fossi entusiasta di passarlo in questa città, il capodanno a Milano non è andato poi così male. Poi però, per evitare la depressione del primo Gennaio, ho inaugurato il nuovo anno con l’acquisto di un biglietto aereo e due giorni dopo con un altro ancora, per cui devo dire che da marzo in poi si prospettano dei mesi interessanti. E probabilmente è proprio perchè devo aspettare ancora un bel pò che per ora rimango aggrappata ai ricordi del mio, anzi nostro, primo viaggio intercontinentale.

Incredibile come sia già passato un mese dalla nostra partenza, dai preparativi, dall’ansia e dalla curiosità che ci assalivano e dal timore che il tempo dello scalo non ci sarebbe mai passato e figuriamoci le 12 ore di volo . Trenta giorni dopo, ripenso a tutto con un sorriso enorme che cresce sulle labbra e col cuore che batte ancora.
Di solito quando parto per un qualsiasi posto sono carica di aspettative che mi creo guardando le foto in giro, parlando con le persone che sono già state lì prima di te, immaginandomi di camminare tra le strade di città completamente estranee da me e ovviamente è stato così anche stavolta. Mentre ero in aereo continuavo a pensare a quanto sarebbe stato bello, a quante cose avrei visto, alle spiagge da sogno che vengono propinate su qualsiasi sito internet ma non appena abbiamo messo piede in terra cubana non sapevo proprio cosa aspettarmi.
Sembra di esser stati teletrasportati negli anni 50 e lo realizzo da subito, appena usciti dall’aeroporto saliamo sul nostro taxi, macchina del 58 confermato dall’autista. “Bene” penso, “non arriveremo mai”. Con molta fatica e 20 minuti dopo invece, ci troviamo al portone di una delle tipiche case particular che affittano per turisti. Una classica abitazione per loro, un posto totalmente impensabile ma da sogno per noi. Decidiamo di accogliere l’invito di Julio e fare un giro per mostrarci la città e il nostro quartiere sembra essere il bronx dell’Havana. In sostanza se mi fossi trovata in un posto così in una qualsiasi città italiana sarei fuggita a gambe levate e la prima sensazione anche lì non è stata proprio delle migliori ma è bastato sostare all’area Wifi per 10 minuti per capire che a Cuba si può star tranquilli e che anche se le facce che incroci sembrano non essere il top del top in realtà per loro sei invisibile.
Dal giorno dopo, con la luce del sole, è stata tutta un’altra cosa. Basta camminare per un’ora all’Havana e ti abitui al clima della città, ai suoni e agli odori, alla musica in giro per strada e nei locali, alle macchine colorate anni 50 che “sfrecciano” per strada affiancate da cocotaxi, bicitaxi e calessi. E via, dopo 24 ore ti senti uno di loro, forse solo un pò più chiaro.

Inutile star qui a descrivere ogni angolo di città, gli aneddoti che ci hanno accompagnato in 8 giorni,  le esperienze surreali che ci sono capitate o il diluvio di cui siamo stati vittime perchè tanto le parole non sarebbero sufficienti per descrivere quello che realmente abbiamo vissuto.

Cuba mi ha regalato delle emozioni bellissime, dei sapori nuovi, delle immagini che avrei potuto solo sognare prima d’ora. Abbiamo incontrato delle persone adorabili, dei proprietari di case che ci hanno trattati come figli, abbiamo camminato nelle strade della revolucion per km e km, fatto il bagno nel mar dei Caraibi, bevuto mojiti e pine colade a fiumi, scoperto frutti esotici che ciaone a tutti, visto colori che accendono anche ogni angolo più scuro del tuo animo, ci siamo sentiti come loro.

 

 

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