DISCOVERING THE WORLD: PARIS

Ve l’avevo accennato, l’avevo detto e ribadito, me lo immaginavo totalmente diverso ma alla fine anche questo weekend a Parigi è passato, anzi, volato.
Di solito quando io e il mio ragazzo partiamo ci succede la qualunque e anche questa volta siamo pieni di aneddoti da poter raccontare. Ho tenuto un diario di bordo su Facebook tenendo i punti “hot” del soggiorno così da non dimenticare le sciagure che anche questa volta ci hanno accompagnato durante i 3 giorni nella capitale francese.
Abbiamo scampato gli attentati e le rivolte della manifestazione del primo maggio, ma per non farci parlare dietro il nostro viaggio è iniziato così:

  • Giorno 1:

H 13.00 – Partenza da Milano Linate, stesso controllo anti esplosivo, stesso maglione e stesso gate del volo per Amsterdam in cui la mia valigia è stata imbarcata. La storia si ripete ma no, stavolta non glielo permetto. Allora ci mettiamo in fila come gli scemi da 15 minuti prima dell’apertura del gate ma con la vittoria in tasca, la valigia è con me.
H 15.00 – Arrivo Parigi Orly, le macchinette per fare i biglietti hanno l’opzione di lingua italiana, rimaniamo basiti ma non finisce qui. Saliamo sull’autobus e in pochi minuti ci troviamo in autostrada – si, con l’autobus pubblico – e d’un tratto sentiamo “prossima fermata”. Oltre le macchinette anche lo speaker del bus? Sarà mica che stiamo iniziando a stargli simpatici a sti francesi?
H 16.30 – obiettivo cibo / Metro direzione hotel.
H 17.00 – arrivo a destinazione, chi meglio di Starbucks può salvarci la vita e la fame?
H 17.30 – arrivo in albergo:  “Mrs Ruta we have a problem, your reservation has been cancelled and we don’t have any room available” AHAH SORRY WHAT?
Risolviamo facendoci spostare nel loro altro albergo, zona Republique, con tanto di taxi pagato. Zona migliore, stanza carina, colazione inclusa. Non tutti i mali vengono per nuocere.
H 18.00 – Mettiamo piede in stanza. Tutto molto bello. Siamo pronti a girare.
H 23.30 – Torniamo in stanza dopo 15 km a piedi. Notre Dame, St. Germain, Quartiere Latino, Giardini di Lussemburgo, Place de la Concorde, Rue de Rivoli, cibo, Place de la Republique.

  • Giorno 2:

H 9.30 – pronti per affrontare la giornata e percorrere altri milioni di km.
Fuori c’è il sole, non è vero che a Parigi fa sempre freddo.
Inizia il tour: Louvre, Giardini di Touleries -intanto fanno 25 gradi e il mio maglione di lana inizia a darmi fastidio- Place de La Concorde (si, de novo), Champs Elysees, Arc de Triomphe, Tour Eiffel, Cattedrale di St. Louis.
H 15.00 – Amore, io avrei anche fame ma voglio una crepe.  E’ domenica e a Parigi è tutto chiuso, solo noi italiani siamo gli stronzi a rimanere aperti.
H 15.50 – Dopo aver girato mezza città trovo un indianino che me la fa per strada, un mostro di crepe a 7 euro, ho amato.
Ci rimettiamo in moto. Gallerie LaFayett, Opèra, Place de la Republique (si di nuovo ma era di strada!), rientriamo in albergo.
Una doccia lunga un sogno, un pò di riposo spalmati sul letto e improvvisamente la bufera e il diluvio. Bene, proprio quando dobbiamo uscire per cena.
H 20.00 – siamo pronti ad affrontare la tempesta e raggiungere quella che dicono sia la birreria più buona di Parigi. Arriviamo in una zona tremenda, il peggior ghetto ever, e ovviamente la troviamo chiusa. La sorte è sempre dalla nostra vedo.
Fortuna che il ristorante che mi avevano suggerito per cena non dista molto e dopo 10 minuti a inzupparci per bene riusciamo a trovarlo. Eccolo, “Les Fabricants”.
Entriamo, un tavolo da due stipato tra altri mille tavoli è li ad aspettarci. La coppia di fianco a noi si alza e ci arrivano i menù. Il tizio non parla un cazzo di inglese, questo doveva suggerirci che nemmeno i menù lo sarebbero stati. Ok, ora? Traduzione parola per parola tramite internet.
Si siedono due ragazzi accanto a noi e sento un accento familiare..il romano lo riconoscerei lontano un miglio. Andiamo avanti con wordreference finchè succede quello in cui avevo sperato dall’inizio. “Ragazzi, c’avete bisogno de na mano?” SI CAZZO, SI. Fabio ci consiglia i piatti migliori, li prendiamo fidandoci di lui. Mi arriva una scaloppina con le sembianze di una torta al cioccolato e mi dico, a voce nemmeno troppo bassa, “ok non la finirò mai”. Diventiamo bff dei nostri compagni di tavolo, residenti a Parigi da 10 anni, uno compaesano mio, l’altro compaesano di Frankie. Ci invitano per un amaro in un locale più avanti e li seguiamo tentando di non accollarci troppo e approfittando del loro francese spedito per ordinare al posto nostro ma finisce che ci ritroviamo all’ “Alimentari” e già da qui dovevamo capire che l’italiano era la lingua dominante e così conversare diventa facilissimo e in un attimo sembra di essere in un qualsiasi pub dei Navigli e la serata passa, la pioggia anche.
I nostri nuovi amici ci dicono di fare attenzione al giorno successivo in quanto anche in Francia è festa e non si deve fare attenzione solo in Italia ai cortei del primo maggio, anzi. E questo porta alle sciagure del giorno 3.
H 00.30 – Torniamo in stanza coi piedi ancora zuppi dalla camminata precedente, con le gambe a pezzi ma consci di aver percorso 25 km.

  • Giorno 3:

H. 9.30 – ultima abbuffata alla colazione dell’hotel, un paio di marmellatine come ricordo, chiudiamo le valigie e via, si lascia l’albergo alla scoperta dell’unico quartiere che ci manca.
Scendiamo dalla metro e mi si palesa davanti il Moulin Rouge, che in una giornata nuvolosa, grigia e fredda perde un pò del suo fascino e sembra una casetta un pò eccentrica e non il locale più famoso di Parigi con una storia lunghissima alle spalle.
E qui parte la vera agonia, già prevista dalla sera prima con l’anticipazione “le sciagure del giorno 3”. Ci incamminiamo fino a Montmartre, al Sacro Cuore e alla piazzetta degli artisti : a piedi, salendo non so quante scale, con le valigie.
Vi immaginate camminare con i trolley, il vento, salire cento gradini, in mezzo a una folla degenerante? Tipo in mezzo ai mercatini di Natale di Bolzano o tipo piazza Duomo il sabato pomeriggio.
Ma lì, dopo aver imprecato in qualsiasi lingua, come un miraggio trovo finalmente una pasticceria aperta che soddisfa il mio ultimo desiderio parigino, comprare i macarons.

Si, da questo momento in poi non c’è più niente di interessante, ma nel caso in cui vi steste chiedendo che fine hanno fatto il Darty, Pizza Hut e la Fnac..bè, fate un salto a Parigi!

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